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giovedì 28 maggio 2020

Primavera 2020. In moto sul Lago Maggiore

Mentre ti scrivo piove, ma voglio raccontarti di due splendide giornate di sole, tra le prime in cui abbiamo potuto girare da una provincia all'altra, in moto insieme.

Una dozzina di giorni fa abbiamo lavato la moto, provato le giacche e siamo montati in sella. Era mattina e faceva ancora fresco. C'era il sole, c'era il vento e già pregustavo il nostro mini giro: sapevo esattamente come i raggi del sole avrebbero colpito le onde dei laghi, bagnandole di brillantini dorati.
  Non salivo in moto da almeno un anno. Non uscivo di casa per svago da almeno tre mesi ed ero un po' agitata. Ho infilato in tasca le chiavi di casa, i documenti, il telefono, la mascherina e via!

L'abbiamo presa larga: dal paese siamo scesi al lago d'Orta, per passare da Omegna, attraversare Gravellona Toce, svoltare verso Verbania e tornare indietro lungo il Lago Maggiore. Un giro classico, tranquillo, meravigliosamente blu e verde, luminoso di sole.

Le strade erano vuote, poche moto, pochissime automobili. Faceva impressione ed era bello al contempo: queste strade piene di villeggianti, turisti, escursionisti e gente del luogo, con rientri lunghi chilometri nelle ore di punta, puzzolenti di gas di scarico; queste strade erano tutte nostre.
  Gli alberghi maestosi chiusi, le saracinesche abbassate, i cancelli dorati sbarrati. I marciapiedi vuoti, i lungolaghi vuoti, poche persone ai pochi bar aperti. Era surreale, e nel silenzio umano spiccava una grande vivacità naturale.

Non sapevo più da che parte guardare: gli occhi si posavano in automatico nei miei punti di riferimento – quella villa, quell'ansa di lago, quel giardino –, scappavano sull'acqua, contavano le barche a vela, si perdevano nella bellezza pura.

Tra i cinque sensi, il più sensibile quando si viaggia in moto non è la vista, ma l'olfatto: il naso sente odori e profumi forti e vivi, gli occhi ne cercano l'origine nel paesaggio.
  I profumi dolci e inebrianti di gelsomino, di tiglio e di biancospino, l'odore denso e intenso di verde ubertoso, di sottobosco accaldato e di rive di lago. Come tornare finalmente a casa.

È stato un bellissimo giro, la cura perfetta per questi mesi di clausura. Mi ha riempito di forme, colori, aria fresca, profumi, un meraviglioso senso di libertà e speranza.

Dieci giorni dopo siamo di nuovo in sella: è festa e non c'è modo migliore per festeggiare. È pomeriggio inoltrato e fa caldo. C'è il sole, c'è un'aria caldissima e già pregusto calma, tranquillità e profumi intensi.
  Il giro è lo stesso, ma al contrario: scendiamo verso il Lago Maggiore e ritorniamo dal lago d'Orta.

Le strade sono piene, nella corsia opposta le automobili sono ferme in coda, le moto oltrepassano la linea bianca. Sul lago di nuovo i battelli, con le loro lunghe scie e i motori vibranti. I marciapiedi pieni di gente, i parcheggi ricolmi, i semafori affollati. Gente che mangia, che ride, che chiacchiera, seduti ai tavolini (affollati) dei bar, uscita dalle gelaterie con i loro trofei.
  Questa falsa normalità fa ancora più impressione del silenzio. È l'immagine vivente del braccio di ferro tra voglia di spensieratezza e buon senso – e non mi pare stia vincendo quest'ultimo.

Certo, qui si vive di turismo e per tre mesi le guide turistiche, gli accompagnatori turistici, le guide naturalistiche, gli operatori museali, le aziende di trasporti turistici, gli autisti a noleggio, i tassisti, gli scafisti, i ristoratori, i negozianti, gli albergatori, gli imprenditori extra alberghieri, le agenzie turistiche e di eventi non hanno lavorato. Quasi metà stagione è passata nel silenzio e nell'immobilità.

Ma quanto è meraviglioso sentire i profumi senza dover annusare i gas di scarico di flotte di automobili, autobus e battelli? E assaporare la bellezza di questi posti senza sgomitare e immergersi nella folla rumorosa? E trovare il giorno dopo le passeggiate pulite, senza sacchetti di rifiuti che trasbordano dai cestini urbani?

AiQuattroVenti primavera 2020 in moto tra Lago Maggiore e lago d'Orta


venerdì 11 agosto 2017

In moto: su per il passo della Colma e giù per la Cremosina

In archivio trovo questo ricordo. Risale all'inizio di giugno, a quei giorni di rientro "forzato" dalle vacanze al mare.

La prima cosa che sento è il profumo della pioggia che fu. Sa di terra ubertosa e di boschi che crescono rigogliosi.
Di boschi ne attraversiamo molti, qui su queste colline che separano il lago d'Orta dalla Valsesia: verdi, frondosi e freschi - perfetti per un giro in moto in un giorno caldo di fine primavera.

Non è ancora estate, ma fa caldo. Partiamo di mattina presto, quando l'aria è ancora fresca: torniamo a casa dopo giorni di passeggiate e abbiamo voglia di un bel giro in moto. La meta è un pretesto per salire in sella e sentirsi liberi: andiamo a Varallo Sesia, città della Valsesia, del primo Sacro Monte (realizzato nel Quattrocento) e di Gaudenzio Ferrari, l'artista che portò il Rinascimento nell'alto Piemonte da Roma.

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Ci sono due strade che uniscono il lago d'Orta alla Valsesia: il passo della Colma, che da Arola arriva a Civiasco e subito dopo a Varallo Sesia, e la Cremosina, che collega con dolcezza Pogno e Quarona. Due strade diverse che attraversano i boschi di tre province: Novara, Verbania e Vercelli, nell'alto Piemonte orientale.

Sulla carta le distanze sembrano lunghe, in moto invece tutto si fa più vicino e fluido.
La strada provinciale 88 della Colma: fatta di tornanti, pura gioia per i motociclisti, sale e scende tra pareti e picchi di roccia rivestiti di verde. Si trova in alto, in un punto più collinare - si sente e vede bene.
La strada provinciale 45 della Cremosina: un nastro che si dipana con dolcezza, curve morbide, lievi salite e lievi discese. Si trova in basso, in un punto più pianeggiante: Più veloce, più immediata, ma sempre ricca di particolari.

Un giro in moto ci voleva, uno di quelli che regalano pace e riordinano i sentimenti.

giovedì 20 ottobre 2016

Arcumeggia, il paese degli affrescatori popolari

Una domenica mattina.
Gli dico: "Ci pensi tu?" Mi dice: "Ci penso io." Gli dico: "Dunque?" Mi dice: "Dunque ti porto ad Arcumeggia."

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Arcumeggia è una frazione di Casalzuigno, si trova in Valcuvia, nel Varesotto, ed è famosa per i suoi muri d'autore. 
La sua storia è fiabesca: negli anni Cinquanta il paese giace quasi disabitato, destinato a scomparire dalla memoria, finché delle persone illuminate, armate di cultura, ingaggiano una battaglia contro l'inevitabile abbandono dei luoghi montani, e vincono. Così Arcumeggia riprende vita, vigore e colore: ospita una scuola di pittura tenuta dagli artisti più noti e una mostra permanente a cielo aperto con le opere di maestri e allievi, le cui tele sono i muri stessi delle case. 

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Lui è il Bocc, cioè il caprone.
Ha vissuto a lungo da queste parti, tanto da diventarne simbolo dell'economia montana.

Ed eccoci in moto verso Arcumeggia: costeggiamo le rive lombarde del Lago Maggiore, alla casa ricoperta d'edera svoltiamo verso la chiesa romanica di Brebbia, attraversiamo il centro di Besozzo, salutiamo la maestosa Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno, lasciamo la strada principale e saliamo verso la piccola frazione. Dopo quattordici tornanti, ci siamo.

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Il parcheggio è dietro la fermata dell'autobus, di fronte alla casa che ospita la Pro Loco. Entriamo qui, chiediamo informazioni per seguire il percorso dei muri d'autore e ci consegnano una mappa e un cubetto-audioguida. 
Dopo un pranzo veloce sotto gli alberi, inizia la nostra passeggiata guidata alla scoperta di questo piccolo gioiello.

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Saliamo per scale di pietra, entriamo in cortili privati (sfidando cani al sole - guardiani indomabili) e osserviamo la bellezza dell'arte e della natura legate assieme. Si sale e si scende, si legge, si ascolta e si cerca, mentre gli abitanti di quei cortili preparano le valigie (domani inizia la scuola), si danno l'arrivederci alla prossima estate, mostrano i lavori di ristrutturazione nella casa dei nonni, si riposano al tepore che entra dalle finestre.
È un paese vivo all'ennesima potenza: nei suoi ricordi, nel passato contadino, nei suoi abitanti, nella curiosità dei visitatori (nessuno di quelli incontrati parla italiano), nella natura montana, nei suoi muri d'autore che continuano a raccontare la loro storia.

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Buon vento, colorato e illuminato

giovedì 22 settembre 2016

A Santa Maria Maggiore tra profumi e proverbi

Di Santa Maria Maggiore mi son proprio presa una cotta. Certo, la conoscevo e c'ero già stata altre volte, ma è successo un po' come a quelle vecchie coppie di amici, che dopo tanti anni scoprono di amarsi e non si lasciano più. Non so cosa sarà di noi, ma di sicuro quella domenica l'ho vista con occhi nuovi e mi ha fatto battere il cuore.

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Ci siamo andati per curiosare nella Casa del Profumo (inaugurata a luglio e dedicata all'Aqua Mirabilis, cioè l'Acqua di Colonia, ideata e lanciata sul mercato da due emigranti vigezzini) e prendere un po' di fresco.

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Raggiungere Santa Maria Maggiore è facile: percorriamo la A26 (che diventa superstrada dopo Gravellona Toce, sempre sferzata da un forte vento), una via in salita per entrare in Valle Vigezzo, un paio di gallerie e un ponte, e ci siamo. Parcheggiamo la moto, ci togliamo le protezioni ed entriamo in paese.

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Quanti colori, quanta gente! C'è una gara di corsa e un bambino incita tutti i corridori con grida di incoraggiamento. Poco più in là, andando verso il Municipio, entriamo nell'edificio della vecchia scuola che ora accoglie le sale del nuovo polo museale. Facciamo un giro nel giardino, entriamo nella serra, cerchiamo d'indovinare le piante nelle aiuole, annusiamo, osserviamo. Un posto incantevole.

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Qui scopriamo che esiste una mostra all'aperto per le vie del paese, si chiama Proverbiology. Sempre più incuriositi, prendiamo la mappa e seguiamo il percorso. 
Non mi sono mai divertita così tanto!

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Quando pranziamo, all'ombra degli alberi del parco comunale e di fronte alle sagome degli spazzacamini (proprio sopra al Museo dello Spazzacamino), mi rendo conto che qui passerei volentieri le mie estati: il fresco, la vivacità, l'accoglienza, la cultura (ci sono corsi interessantissimi alla Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini), i colori mi fanno sentire bene.
Continuo a pensarci per tutto il viaggio di ritorno, e i giorni seguenti, e pure adesso.
Eh, sì, mi son proprio presa una cotta.

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Buon vento

giovedì 15 settembre 2016

La mia estate

La mia estate è iniziata ad agosto, ed è iniziata bene: sono ritornata in sella!
E così, montiamo la borsa laterale per far spazio a due giacche e a due caschi, indossiamo le protezioni, accendiamo l'interfono e si parte: iniziano i giri in moto della domenica.
Giri tranquilli, per testare la mia resistenza e godere del piacere di essere in moto di nuovo assieme.

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L'Isolino di San Giovani visto da Verbania-Pallanza in una calda mattina di mezza estate.

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Il Golfo Borromeo con l'Isola Bella visto da Santa Caterina del Sasso

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Una mattina divertente e serena a Santa Maria Maggiore, in Val Vigezzo.

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Un salto all'Indie Market di Casa Bossi, che ci ripara dall'afa di Novara.

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Tra le vie dipinte di Arcumeggia, in un giorno di fine estate.

Buon vento e che l'autunno sia altrettanto dolce!

giovedì 5 novembre 2015

Nel cuore dell'autunno

Questo è il periodo dell'anno che preferisco: il cuore dell'autunno, tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre.
Quando il sole è basso e illumina con intensità ogni pertugio e disegna nuovi ghirigori d'ombra e ci fa credere d'essere negli ultimi giorni di un'estate bellissima.
Quando ti svegli al matino e il sole s'attarda nel suo letto, coperto da una coltre di nebbia, e l'aria frizza di gelo per poi scaldarsi pian piano.
Quando all'ora del tè è già buio e ti chiedi dove sia finita la luce che, poco fa, accendeva d'arancio la cucina.
Quando in un unico giorno è ancora estate ed è già inverno. L'autunno è magico.

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L'ultimo giorno di ottobre passeggiamo lungo il lago ad Arona. Proprio là dove, un anno fa, non si poteva più camminare: le strade erano invase dall'acqua e la terra s'era fatta specchio del cielo bigio. Oggi, invece, i colori si accendono luminosi, nonostante la sera si avvicini: erba verde punteggiata di foglie e cigni, acqua e cielo cangianti dall'azzurro al rosa e dal grigio al blu, foglie di ogni calda sfumatura. Mi sembra di camminare all'interno di un dipinto e mi rigenero.

Il primo giorno di novembre è altrettanto lucente: ci lasciamo andare al piacere di un breve viaggio in moto fino a Laveno, sull'altra sponda del lago, perché nel pomeriggio è ancora avvolta dai raggi del sole. È una strada familiare, la ripercorro in cerca dei miei punti di riferimento. Saluto le case di cui apprezzo le forme e il carattere distintivo; le vele spiegate che si rincorrono tra una costa e l'altra; l'odore pungente delle foglie morte e l'odore dolce di piante misteriose. Saluto le onde d'agata e le correnti striate; saluto quel velo di bruma oltre le montagne, come un acquerello sapiente.
Poi quasi d'un tratto i riflettori si spengono, si accendono le luci di cortesia ed è ora di tornare a casa.

Ancora oggi, quando sono in giardino, sento le foglie del ciliegio crepitare: cadono leggere, impigliandosi le une nelle altre, dai rami ogni giorno più spogli. Sembrano stormi di uccelli che litigano e si fanno dispetti.
Mi chiedo quando cadrà l'ultima, se lascerà posto alle nubi, alla nebbia e alla neve.

Buon vento.

giovedì 3 settembre 2015

Da un lago all'altro in moto

Domenica di sole, aria fresca, lavori in casa (questa vecchia casa gelosa di noi) e di riposo. Ma anche di moto: per festeggiare le coincidenze perfette, ci regaliamo un breve giro tra il Lago d'Orta e il Lago Maggiore.
Dalle colline alle sponde del piccolo lago, blu e luccicante sotto il sole. Nonostante sia piccolo e chiuso tra le colline, questo lago mi affascina ogni volta. Mi dà l'impressione che qui il tempo si fermi e che la presenza umana sia solo una parentesi. Osservo le bellissime case, i palazzi sull'isola, la strada, i sentieri, le passeggiate, gli edifici difensivi e religiosi: eppure davanti ai colori della natura mi convinco che qui c'è molto di più, qualcosa di eterno e di sacro che permea tutto. Qui si respira una spiritualità profonda.
Ci lasciamo le onde del piccolo lago alle spalle, saliamo sulle colline che fanno da spartiacque: tre signori seduti sul retro della chiesa, al fresco, le mani appoggiate al bastone; case antiche rese nuove, case nuove che sembrano già vecchie, cancelli, prati, il silenzio del pomeriggio caldo, profumi di carboni ormai spenti. Più su, in mezzo ai pascoli, s'intravvede una mandria di mucche bianche. Attraversiamo tre torrenti dai nomi esotici, sfioriamo una pista da motocross, tre cascine di epoche diverse, un 'area picnic con tavoloni di legno e bidoni della differenziata. Stringo le palpebre su un ponte "tanto corto e tanto alto" - dice il marito. I profumi quasi dissolti nell'aria.
Giungiamo a Gignese, paese a metà strada da tutto: il Mottarone, Stresa, i due laghi. Ci fermiamo per guardarci attorno e, intanto, i pensieri corrono in qualsiasi direzione.

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Da Gignese alle sponde del Lago Maggiore. La nostra tappa è Stresa e solo quando arriviamo, accolti da un'aria pesante e umida, ci accorgiamo di quanto sia fresco sull'altro lago. Qui facciamo i turisti: un gelato, una passeggiata in centro, soste curiose davanti alle vetrine dei negozi. C'è ancora tanta gente e un'atmosfera sospesa, come se tutti si sforzassero di non pensare alla fine delle vacanze.

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Da Stresa a casa, accarezzando con lo sguardo il lago. È ormai sera, la sponda piemontese è in ombra - il sole tramonta alle sue spalle. Posso bearmi dello spettacolo: la sponda lombarda è colpita dall'ultima luce del giorno, alle sue spalle colline e monti sfumati di grigio, ai suoi piedi uno specchio azzurro di luce dorata. Su tutto, il cielo con gli ultimi colori dell'iride - rosa, lilla, azzurro, blu. E il profumo dell'osmanto di sottofondo, dolce e pungente.

Buon vento!

sabato 25 luglio 2015

Un giro in moto a metà

Domenica calda di luglio. Una buona occasione per scappare in moto verso il fresco delle valli.
E così facciamo: al mattino presto saliamo in sella alla nostra moto e partiamo.
Mentre si va l'aria fresca ci avvolge rassicurante; non ci fossero i semafori o le precedenze da rispettare, ci potremmo quasi dimenticare del caldo.
In ogni caso ci pensa il lago a distrarre i nostri pensieri: mai visto così luccicante! Il sole del mattino si diverte a colpire le onde con manciate di brillantini. Difficile distogliere lo sguardo, mi sento come stregata.
Di solito osservo le ville, i fiori colorati, i soliti particolari che mi diverto a ritrovare diversi a ogni giro: un'occhiata a destra, una sinistra... Oggi, però, sono ammaliata dal luccicore dell'acqua.
La strada fiancheggia il lago e sale da Arona a Stresa, da Baveno a Verbania e poi più su, verso Ghiffa, Cannero e infine Cannobio, la nostra prima meta.

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Di domenica a Cannobio c'è il mercato, si snoda sul lungolago e in piazza, togliendo il fiato come una barriera di teli all'aria fresca della sponda opposta. Fa caldo, un caldo estivo, di quelli che sanno di tendoni abbrustoliti, di gente sudata, di fiori esausti e di gelati golosi.
Ci fermiamo a bere qualcosa di fresco, ma non basta. Cerchiamo le scale e l'ombra per salire nel centro storico, ma non basta: il caldo c'insegue, è dappertutto, è dentro di me. Soprattutto è nella mia testa. Talmente tanto che, mentre mangio, ogni boccone si trasforma in una palla di fuoco, le orecchie si spengono, gli occhi iniziano a vedere una monotona sfumatura grigia. Mi salva la fontana e la sua acqua fresca sulla testa, sui polsi, sul viso e sul collo.
Tutto bene, avevo solo un po' caldo.
Risaliamo in moto per raggiungere l'aria di montagna della Valle Vigezzo: infilare giacca e casco è un piccolo supplizio. Percorriamo le prime curve dell'ombrosa Val Cannobina, ma il malessere torna: sento poco, fatico a parlare, ho bisogno di togliermi il casco e sedermi un attimo. Magari mi sdraio per due minuti...
Tutto bene, pare sia passato.
Di nuovo in sella, senza giacca questa volta e con la mentoniera del casco alzata. Scegliamo di rimandare il giro delle valli a un'altra occasione, preferiamo tornare a casa per non rischiare. Di nuovo verso Cannobio, Cannero, Ghiffa e finalmente Intra. Finalmente perché sto di nuovo male, anzi: peggio.
Mi scoppia la testa dal caldo, non sento, vedo appannato, boccheggio, ho sete, ho la nausea. Bevo quasi due litri d'acqua fredda, mi bagno polsi, mani, braccia, collo, testa in continuo. Ma non miglioro. Decido di chiamare il 118 e l'operatore mi dice: "stia al fresco e beva". Decido di chiamare qualcuno che mi venga a prendere e mi riporti a casa in macchina, con l'aria condizionata accesa.
Quando sono a casa mi occupo solo di abbassare la temperatura del corpo e della testa con litri e litri di acqua fresca dentro e fuori. Verso le quattro del mattino, finalmente, ho freddo.

Cosa mi rimane di questa esperienza? Un grande spavento.
Stare male quando si viaggia in moto vuol dire essere allo sbaraglio: la capacità di prendere la decisione migliore, senza farsi prendere dal panico, è fondamentale. È importante anche ascoltare il proprio corpo e riconoscere subito i sintomi di un malore.
Purtroppo, per quanto forti e pressanti, non conoscevo i sintomi del colpo di calore.
Per fortuna a star male ero io (il passeggero) e non mio marito (il pilota). Per fortuna eravamo su una strada turistica, piena di paesi, locali aperti e gente. Per fortuna siam riusciti ad avvicinarci a casa. Per fortuna a casa c'era qualcuno. Per fortuna guidava una macchina con l'aria condizionata.

Con questi pensieri in testa, auguro a tutti buon vento,
un vento forte e freddo che annienti l'afa e riporti il sereno e temperature migliori.

giovedì 2 luglio 2015

Itinerario del Lago d'Orta in moto

Non puoi immaginare che soddisfazione sia per me poter condividere questa scheda! L'itinerario del giro del Lago d'Orta, da un capo all'altro*, in moto. Ah!
Perché, mentre ripeto i nomi delle strade, mi rivedo in sella e mi gusto, di nuovo, il viaggio.
Dietro la selva di sigle, infatti si nascondono le strade provinciali con i loro nomi: lunghi e come sempre molto evocativi. Alcuni sono semplici e pratici, eppure trasportano in un mondo di paesi, ognuno con la propria storia e i propri orgogli: la Gozzano-Oleggio Castello, quella di Briga Novarese, la Briga-Gozzano, quella di Gargallo e Soriso, la Pogno-Alzo, quella di Bolzano Novarese. Buffi, vero?
Altri, invece, evocano paesaggi, sciabordii, pascoli, colline e fiori: la strada del Lago d'Orta (sotto il sole, di fianco all'onda blu-verde del Cusio), la strada occidentale del Lago d'Orta (più ombrosa, fresca e nascosta), la strada della Cremosina (lungo il passo che attraversa la zona montana e collega le vallate dei torrenti Sesia, Agogna e dei tributari del Cusio alla Valsesia). Strade che riempiono gli occhi e rimangono impresse.

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Clicca per scaricare l'itinerario!

Nella scheda trovi:
  • la carta stradale con le tappe evidenziate in rosa e le frecce che indicano la direzione del percorso
  • le informazioni sull'itinerario (partenza e arrivo, lunghezza, durata, velocità media, difficoltà)
  • le informazioni generali (in quale regione e provincia si svolge, quando è meglio andare, con quali moto, per quale motivo percorrerlo)
  • la road book con l'indicazione delle località (partenza, tappe, arrivo), della distanza e del tempo necessari per raggiungerle, delle strade da percorrere.
* Descrivo solo l'itinerario del giro del Lago d'Orta e non il "bonus" verso il Lago Maggiore: quello lo lascio per il prossimo giro in moto!

Buon vento

lunedì 29 giugno 2015

Il giro del Lago d'Orta in moto

E poi, finalmente, arriva il Giorno della Moto. Il sole è alto e caldo, il cielo terso e ravvivato da un venticello piacevole, la moto è pronta: si parte! Destinazione: giro del Lago d'Orta.
Un giro breve, tanto per rodare i muscoli e lasciarsi tutto alle spalle - anche solo per un paio d'ore. Esiste anche un programma: una paio di soste lungo la strada per scattare qualche fotografia ai muri dipinti, una pausa gelato rinfrescante, un rientro tranquillo a casa con gli occhi ancora pieni di blu e di verde.
Però... Però per noi la moto non è un mero mezzo di trasporto, un motore su due ruote per arrivare in un posto e poi tornare: per noi la moto è il viaggio. Quando si sale in sella vien difficile fermarsi, vogliamo più profumi, più strada, più colori, più vento sul corpo!
Perciò mettiamo il programma in tasca e ce ne dimentichiamo: sarà per il prossimo giro.

È un viaggio fatto di continue discese e salite, curve, tornanti e qualche rettilineo. La strada che gira attorno al lago ne segue l'andamento: ci porta su strampiombi, versanti di colline, ponti che uniscono le sponde di torrenti, prati estesi, tra boschi di latifoglie e boschi di pini, in mezzo alla natura, e subito dopo una curva nel centro di paesi turistici, accanto al luccichio blu scuro del lago e lontano da lui.
La felicità scorre nelle mie vene come il vento sui nostri caschi.

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Dal Vergante scendiamo verso Gozzano, per poi salire sulle colline di Pogno: il paese dei muri dipinti è la nostra prima tappa. Ma non ci fermiamo, c'è una festa che riempe la piazza e ci passa la poesia: muri dipinti, ci vediamo la prossima volta!
Riprendiamo la strada che scende verso San Maurizio d'Opaglio e proseguiamo sulla Strada Occidentale del Lago d'Orta, che prosegue sulle colline verso Omegna, a nord. Questo è il cuore del distretto industriale del rubinetto: grandi edifici moderni, con giardini curati e ingressi sontuosi, belle case moderne dai colori vivaci - c'è aria di operosità, di benessere e di una tradizione artigiana trasformatasi in produzione d'eccellenza, famosa in tutto il mondo. Ma ci sono anche capannoni dismessi e cartelli "affittasi" appesi storti in un angolo della cancellata.
La strada sale, il lago si nasconde alla vista, ma quando arriviamo ad Alzo di Pella rimaniamo abbagliati dal paesaggio - come una finestra che, dalla piazza principale, si apre sul mondo. Ci fermiamo per ammirare il panorama e scattare qualche fotografia, e fatichiamo a staccare gli occhi da questa immensità blu bordata di boschi. Siamo quasi nel centro della sponda occidentale del Lago d'Orta, a sinistra scorgiamo la punta settentrionale con Omegna; a destra la Torre di Buccione alta sopra il golfo di Gozzano; di fronte si staglia l'Isola di San Giulio e nasconde in parte il paese di Orta.
Riprendiamo la strada in collina - le case signorili con una bellezza d'altri tempi s'alternano a case rustiche di pietra e legno a vista, un paese dopo l'altro - e in poco tempo arriviamo a Omegna, dove il lago finisce e il torrente Nigoglia raccoglie le acque portandole verso nord e sembra che scorra al contrario. Che posti magici, questi. 
Da qui ritorniamo indietro lungo la costa orientale, sulla Strada del Lago d'Orta, un nastro sinuoso affacciato sulle onde, tra orde di bagnanti ignudi e gruppetti di vecchie amiche col golfino appoggiato sulle spalle. Quando avvistiamo il minareto di Villa Crespi, svoltiamo verso il centro di Orta San Giulio e ci concediamo una pausa rigenerante a base di gelato: sotto una pergola di uva americana, assieme ad altri motociclisti e a famiglie in gita.

Il giro del Lago d'Orta è completo, ma noi vogliamo di più: salire e scendere le colline per raggiungere il Lago Maggiore. Quindi, via!, verso la frazione di Legro - un altro meraviglioso paese dai muri dipinti, dove incontriamo un pastore con due caprette (bellissime!) -, Armeno, Miasino, sfioriamo le falde del Mottarone, Gignese e infine Stresa. La strada si chiama Due Riviere e nasconde paesaggi che riempiono gli occhi di luce e le narici di profumi indimenticabili: boschi ombrosi, freschi e umidi, prati gialli costellati di piccole balle di fieno, aree attrezzate per il picnic presso torrenti dai nomi curiosi, una pista da motocross, case di pietra con balconi di legno, cascine abbandonate sul ciglio della strada, gruppi di case che diventano paese, legna che arde (stasera grigliata!), l'odore pungente degli aghi di pino, ristoranti, alberghi, bar con ombrelloni colorati, ville signorili di ogni epoca, e poi il lago.
Ci avvolge in un abbraccio d'aria calda, pesante e umida, e ci segue lungo la strada del ritorno, verso Arona e poi su fino alle colline del Vergante, dove ci aspetta il Baldo per una passeggiata serale. Ciao odore pungente di lago, ciao bellissime ortensie variopinte, ciao ville centenarie della Sponda Grassa, ciao vele bianche sull'acqua!

Buon vento a tutti i motociclisti della domenica

giovedì 9 aprile 2015

Il giro del mondo in moto

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Dopo aver attraversato gli oceani in barca a vela, mi regalo Il giro del mondo in moto di Marco Deambrogio. Un libro letto anni fa e riletto con lo stesso piacere di allora.

Non conosco personalmente l'autore, ma dalle pagine di questo libro mi sembra una persona fortunata: sa come trasformare i sogni in realtà oltre ogni ostacolo, oltre ogni paura o titubanza, oltre ogni fatica; va avanti, in cerca di qualcosa di nuovo, per saziare la curiosità, per testare la forza della libertà. Per dare un senso più pieno alla propria vita.

A trent'anni inizia a viaggiare, o meglio a esplorare il mondo e, assieme, i propri limiti: sui ghiacci della Groenlandia, via terra e via fiume in Cambogia, in Vietnam e nella foresta amazzonica, sul fuoristrada in Islanda e attraverso l'Australia, sugli sci dalla Siberia al Polo Nord, a piedi nella foresta vergine della Nuova Guinea e sull'Everest.
E poi arriva la motocicletta e il giro attorno al mondo: cinquantasettemila chilometri in otto mesi, dal continente americano in direzione sud-nord al Giappone, dalla Russia in direzione est-ovest all'Europa del nord e, infine, in Italia, a casa.
Dopo questa avventura continua a viaggiare nel mondo, spesso in moto, a volte in automobile, altre ancora a piedi. Continua a incontrare gente, confrontarsi con la vita, provare e raccontare emozioni. 

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Marco Deambrogio, Il giro del mondo in moto, Sperling & Kupfer Editori, 2006
marcodeambrogio.com


Un viaggiatore come quelli di una volta, per cui lo scopo del viaggio è la scoperta: scoprire l'infinito mosaico di paesaggi e genti, scoprire nuovi limiti, scoprire nuovi pensieri. Scoprire ogni volta la fortuna di una consapevolezza: il motore del viaggio è l'amore per la vita e per chi rimane a casa ad attendere il ritorno.
Questo mi fa riflettere: sono una viaggiatrice della mente, dell'anima e del tempo (raramente - ahimè - mi concedo un vero e proprio viaggio fisico al di là dei confini conosciuti), l'ultima "spedizione" la sto intraprendendo anche grazie alla fiducia delle persone che mi amano. Per me è una grande scoperta.

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Buon vento!

giovedì 30 ottobre 2014

Itinerario in moto del lago Maggiore

Delle strade mi piacciono i nomi, soprattutto se sono evocativi: strada del Sempione, una statale che racchiude in sé l'immagine di un piccolo grande imperatore ottocentesco; strada di Santa Caterina, una provinciale che sfiora l'eremo medievale dedicato alla santa d'Egitto; strada del Castello d'Angera, una provinciale che scorre ai piedi della rocca e del castello dei Borromeo; strada del Verbano Orientale, una provinciale che in questo tratto disdegna il titolo di "sponda magra"; strada del Lago Maggiore, una statale che rivendica per sé tutto il lago.
Delle strade mi piacciono anche le sigle e i numeri. 
Per questo nell'itinerario ho inserito tutto: cifre, acronimi, nomi propri...

Ai Quattro Venti - itinerario in moto - Il giro del Lago Maggiore

Se sei un motociclista della domenica come noi, spero che l'itinerario ti sia utile. Se vuoi proporre qualche variante o suggerire  una deviazione preziosa, son pronta con carta e penna per annotare tutto. E col naso all'insù per annusare il vento della prossima domenica.

Buon vento!

Ai Quattro Venti - itinerario in moto - Il giro del Lago Maggiore - scaricabile

giovedì 23 ottobre 2014

Il giro del lago Maggiore in moto: la tradizione continua

Un vento anomalo con manie da protagonista è passato di qua ieri mattina prestissimo. Ha sconquassato finestre e porte, travolto mobili da giardino, piante, mucchi di foglie, ha testato la solidità dei tetti, asciugato l'umidità del cielo, ridato vita ai colori e portato con sé un freddo intenso e pungente. Ha mandato all'aria progetti di viaggio e frustato le onde del lago. Si aggira ancora da queste parti, borbottando e strattonando con le sue dita ghiacciate, smanioso d'aver tutta l'attenzione su di sé.

All'improvviso l'autunno s'è fatto più vicino all'inverno, mentre solo pochi giorni fa era ancora dalle parti dell'estate.

Come domenica scorsa: il sole brilla alto, l'aria è calda e la gente si gode il tepore sulla pelle. La giornata ideale per un giro in moto, anzi: IL giro in moto.

In famiglia abbiamo una tradizione: a fine estate percorriamo in moto tutto il giro del lago Maggiore. Risaliamo la sponda magra fino alla Svizzera e poi dalla Svizzera scendiamo lungo la sponda grassa. Senza fermarci (se non per mangiare), senza escursioni, né deviazioni. È il nostro modo per salutare la grande acqua prima che arrivi il freddo.

Dalle colline del Vergante scendiamo verso il lago, passiamo per Dormelletto, ci inseriamo sulla Strada del Sempione e attraversiamo Castelletto Ticino. Una volta qui c'erano solo campi e boschi, ora al posto degli alberi e dei fiori spuntano centri commerciali, cinema multisala, ristoranti e luoghi di divertimento, che si fronteggiano da una parte all'altra della strada.

Il ponte sul Ticino, che unisce il Piemonte alla Lombardia, m'infonde sempre un senso d'orgoglio: se guardo a sinistra, vedo il lago Maggiore restringersi tra spiagge e canneti; se guardo a destra, vedo il fiume Ticino che scorre placido verso sud. Qui, su queste due sponde, circa duemila e cinquecento anni fa sorgeva un grande centro - quasi una città - a capo di un vastissimo territorio, abitato da gente intraprendente. Ogni volta che attraverso il ponte sul Ticino, mi sembra che le distanze temporali non abbiano più senso.

A Sesto Calende svoltiamo a destra, sfioriamo il lungofiume, passiamo sotto il ponte e percorriamo la Strada di Santa Caterina. Da qui il lago non si vede, ma si intuisce dai numerosi campeggi. Ci vengono incontro vecchie case di campagna ristrutturate, con un fascino tutto particolare. Raggiungiamo Angera e prendiamo la Strada del Castello di Angera, che scorre lungo la costa: il mercato sul lungolago, i prati verdi, l'imbarcadero, e poi le villette a strapiombo sull'acqua. La strada ci riporta all'interno e ci ricongiungiamo con la Strada di Santa Caterina. Attraversiamo la campagna varesotta, il lago sempre nascosto alla nostra sinistra. Oltrepassiamo la via che porta al monastero di Santa Caterina del Sasso (che dà il nome alla strada) e continuiamo, finché a un certo punto incontriamo case più signorili, con decorazioni dipinte e dalle forme dolci del primo Novecento. 

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Siamo arrivati in un piccolo golfo soleggiato e a Laveno, la nostra prima tappa. Parcheggiamo vicino all'imbarcadero e andiamo in cerca di un locale in cui pranzare: sul lungolago si susseguono bar, ristoranti e pizzerie - bisogna solo aver la fortuna di trovare un tavolo libero. Ci sediamo e guardiamo il paesaggio: dall'altra parte del lago, di fronte, s'intravedono le cave di granito e il paese di Baveno, un po' più a destra l'Isola Madre e il promontorio di Pallanza, ancora più su Intra, collegata a Laveno dal traghetto.

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Dopo pranzo, senza indugi, riprendiamo la strada. Il lago scintilla alla nostra sinistra, mentre attraversiamo gallerie e altri paesi. A volte la strada è bagnata da rivoli d'acqua, che scende in cascatelle dalle colline sulla nostra destra. Arriviamo a Luino, coi sui splendidi palazzi e il lungolago rifatto da poco in stile moderno. Non ci fermiamo, ma proseguiamo sulla Strada del Verbano Orientale, sempre più su, sempre più in alto, dove il lago si stringe e la sponda opposta sembra tanto vicina. Le colline hanno lasciato il posto alle montagne, il paesaggio si fa più chiuso e aspro. 

A Zenna c'è la dogana ed entriamo in territorio svizzero. Lo stesso lago, ma un altro mondo: i cartelli stradali sono simili ma diversi, i dossi in strada sono preceduti da una linea di triangoli bianchi (cosa troppo intelligente), le strade sono più lisce e anche le case cambiano. Accanto a vecchie case di paese ristrutturate, spuntano tantissime villette in stile sfacciatamente moderno, con colori sgargianti e dal gusto discutibile. Tutte hanno in comune l'uso di appuntare sui muri il proprio nome.

Il lago si allarga, si restringe e si allarga di nuovo. Mentre seguiamo le indicazioni per Locarno, quasi non ci accorgiamo che è diventato come un grande stagno, da cui spuntano alberi e canneti. Stiamo percorrendo una strada in mezzo alla pianura, attraversiamo un ponte e... là sotto c'è il Ticino! Più ristretto di quanto siamo abituati a vederlo dalle nostre parti, fa un certo effetto.

Quando raggiungiamo Locarno, ci fermiamo per scattare un paio di foto e sgranchirci le gambe. Sembra una cittadina di mare, con turisti di ogni età seduti sulle panchine e sulle gradinate del lungolago.

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Riprendiamo il viaggio, entriamo in autostrada e percorriamo una lunghissima galleria bollente. Sbuchiamo a Brissago e la prima cosa che vediamo sono le due isole lussureggianti tra lo scintillio dell'acqua. Da qui in poi la strada costeggia sempre il lago.

Rientrati in Italia, siamo sulla Strada del Lago Maggiore. Nei pressi di Cannobio si procede a senso alternato: le piogge fortissime di settimana scorsa hanno causato frane e allagamenti. Questa strada ci è amica, l'amiamo da sempre. Offre panorami bellissimi da una parte, case signorili e palazzi stupendi dall'altra. Cannobio, Cannero Riviera, Ghiffa, Verbania. Da Gravellona Toce continuiamo sulla Strada del Sempione: il golfo Borromeo con le sue isole gioiello, Baveno, Stresa, Belgirate, Lesa (qui ci fermiamo ad acquistare un sacchetto di caldarroste), Meina, Arona. Luoghi dell'anima - sono cresciuta con loro, li considero vecchi amici - non mi sazio mai di ammirarli.

Il profumo dolce e asprigno dell'osmanto si fonde con l'odore acre del legno bruciato. Ogni viaggio in moto è come un viaggio dei sensi. Sono tutta occhi, naso e corpo esposto al vento e ai movimenti dell'aria. Potessi scattare fotografie col solo battito delle ciglia, sarei felice. Potessi registrare i pensieri e le emozioni che sbocciano e fioriscono nella mia mente, lo sarei ancor di più.

Risaliamo sulle colline del Vergante, arriviamo a casa. Il cane ci corre incontro festoso. Ritiriamo la moto, ci togliamo caschi, guanti e giacche. Ma il sorriso soddisfatto continua a risplendere: la tradizione continua, nuovi ricordi si aggiungeranno ai vecchi.

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