giovedì 25 dicembre 2014

Che cos'è il Natale per me

Talvolta i pensieri spuntano senza alcun preavviso in un terreno sconosciuto. Magari prendono la forma di una domanda e sbalordiscono per la loro natura inaspettata.
Questa mattina mi sono chiesta: che cos'è il Natale per me? La mia risposta spontanea: tutto e niente.
Tutto. Per me il Natale è la somma di tutte le feste della luce, declinate dagli esseri umani in mille tradizioni diverse attraverso lo scorrere incessante del tempo. Per millenni, in questi giorni, l'umanità a nord dell'equatore festeggia con un sospiro di sollievo il Sole che riprenderà a splendere per più ore, caccerà le tenebre e prometterà una nuova bella stagione. Dai primi santuari megalitici orientati al solstizio d'inverno delle comunità agricole, a presepi, alberi addobbati, pacchetti di regali, cene e pranzi speciali delle comunità cristiane (e non solo) dei giorni nostri. Passando attraverso la nascita e la rinascita di numerose divinità.
Niente. Per mia indole, preferisco osservare i festeggiamenti, piuttosto che viverli e parteciparvi. Preferisco scoprire le tradizioni, stupirmi e cercar di capire. Sarà forse un eccesso di deformazione professionale? Non so.
In ogni caso, oggi anche per me è un giorno di festa: il sole splende alto, il cielo è forte e azzurro e l'influenza se n'è andata. Posso finalmente godermi le vacanze invernali in compagnia di marito e cane: oggi usciamo, abbiamo bisogno di respirare aria fresca, di vedere i colori alla luce naturale, di salutare le onde blu del lago.
Buon vento e buone feste.

giovedì 11 dicembre 2014

Mi piace

Mi piace viaggiare in treno, perché si fanno sempre incontri particolari. Immagino le storie di chi è seduto vicino a me e di chi attira la mia attenzione. Vedo dei fili colorati che s'intersecano col mio e forse, come già mi è capitato, con uno di questi intreccerò un nodo a doppia asola - che si scioglierà solo dopo tanto, tantissimo tempo.
Mi piace viaggiare in treno, osservare fuori dal finestrino e provare la buffa sensazione d'esser ferma, mentre tutto là fuori gira come una trottola mai stanca.
Osservo fuori dal finestrino e lascio andare i pensieri in libertà. E quando i pensieri si fanno più insistenti, mi piace aprire il mio quaderno, togliere il tappo alla biro blu e scrivere. Riuscissi a scrivere alla velocità del pensiero, sarei l'autore più prolifico di tutti i tempi. Inseguo le emozioni ricamando i fogli bianchi con l'inchiostro, tra i quadretti azzurri, con gli occhi ancora pieni di immagini in movimento.

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Mi piace scender dal treno, camminare lungo i binari e far conoscenza con le nuove stazioni. Mi piacciono le stazioni ferroviarie, anche le più brutte: ognuna ha il suo carattere, la sua gente e le sue regole.
Mi piace uscire dalla stazione ed entrare finalmente in città. Ciao, città. Mi sei mancata.
Scendo dal treno, percorro il binario, esco dalla stazione. Attraverso la strada e lascio che i miei occhi ritrovino i particolari noti e catturino distrattamente le novità. Mi sento bene, mi sento a mio agio: la persona giusta nel posto giusto al momento giusto. Mi sento a casa.
All'improvviso un'emozione avvolgente mi riempie la mente: sono felice di essere qui, in città, da sola. Perché quando passeggio in città da sola coi miei pensieri, tutto è più vivo, lucido e brillante. Tutto è più vero.

mercoledì 26 novembre 2014

Il giardino dei ricordi

Non ti capita mai di sovrapporre due ricordi di diversa natura e non sapere più quale sia la realtà e quale la fantasia? A me a volte succede. 
Domenica scorsa siamo stati a Varese, una città che ho nel cuore, perché qui sono nata e ho passato le mie estati da bambina. È un luogo dell'anima, circonfuso della luce ovattata dell'infanzia. Proprio mentre passeggiavo con il marito e il cane nei giardini di Palazzo Estense, sono tornati a galla dei ricordi intrecciati tra di loro. 

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Molti anni fa (ma molti molti) avevo letto il libro Peter Pan nei Giardini di Kensington e mi aveva lasciato il ricordo lieve di bambini che giocano a una fontana, aiuole fiorite delimitate da cordoli a forma di sassi appuntiti, alberi alti, viali e vialetti che s'incrociano l'uno all'altro e poi s'allontanano a dar forma a nastri di ghiaia, piccole fate nelle corolle dei fiori e i colori delle ombre e del sole attraverso i rami e oltre le siepi. Della trama non ricordo più nulla, ma l'ambientazione mi è molto precisa.
Molti anni dopo (ma molti molti), mi stavo recando al Museo Archeologico di Villa Mirabello per motivi di studio e mi sono ritrovata ad attraversare lo stesso giardino. Come mi sono stupita! Nella mia memoria i Giardini Estensi si erano trasformati nei Giardini di Kensington, ero sicura di averli incontrati solo nel libro e quasi mi aspettavo di vedere le fate uscire dai fiori e venirmi incontro.
Poi, pian piano, si sono risvegliati altri ricordi: io, la mamma e la nonna che passeggiamo lungo i vialetti all'ombra dei pergolati; il trenino che passa sotto la galleria; una giostrina appesa alla parete di una casetta, io seduta su una navicella spaziale che ruota dall'alto verso il basso poi di nuovo in alto e in mezzo la luna sorridente a cui cerco di toccare il naso; il disco infinito della fontana, dove mi fermo a guardare le barchette a vela sospinte dai bambini. 

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Domenica mi sono divertita a farmi prendere per mano da questi ricordi e a rincorrerli sul far della sera. Mentre il Baldo andava a caccia di nuovi odori e il marito ascoltava paziente le mie esclamazioni di gioiosa scoperta.

Buon vento dei ricordi...

lunedì 17 novembre 2014

Troppo pieno

Domenica
Svegliarsi la mattina e accorgersi pian piano che qualcosa è cambiato. 
Sento il rombo di un motore, le voci delle bimbe, il richiamo canoro degli uccelli, il cigolio del cancello in cortile... Non piove.
C'è un silenzio di cui prima (prima della pioggia incessante) non mi ero mai accorta, perché la pioggia incessante divora ogni rumore e sovrasta tutti i riferimenti sonori. Due settimane di pioggia battente senza soluzione di continuità, uno scroscio della durata di novanta ore continue intervallato da un giorno di pausa: ci si abitua presto al ritmo cadenzato e furioso della sua canzone monotona.  
Ma non è abbastanza: l'acqua che scende dalle montagne, che riempie ruscelli e torrenti, che gonfia laghi e fiumi, che ribolle nelle rogge e nei canali delle risaie, da qualche parte deve pur andare. Fuoriesce dagli argini e disegna nuovi confini, trascina fango e terra, scava sotto l'asfalto e spacca le strade, penetra in profondità nel terreno e lo smuove pericolosamente.
Viviamo sull'orlo di un bicchiere che qualcuno, distratto, sta riempiendo in continuo.

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Dalle colline scendiamo ad Arona. Il silenzio è attonito, reverenziale.
Il lago è così alto, che la sponda opposta sembra più vicina. Talmente agitato, che le onde imitano la risacca del mare. 
Nel parcheggio del Lido, le onde s'insinuano tra i rami e i tronchi degli alberi: si sente solo lo sciabordio dell'acqua e qualche aspra risata di un germano reale. Al posto delle macchine in sosta, ora beccheggiano serafici gli uccelli acquatici. Poco più in là, i giochi di legno spuntano dalla superficie come un villaggio fantasma. Il torrente Vevera trascina a valle la terra delle colline e trasforma Punta Vevera in un angolo di foresta equatoriale. Subito oltre, il grande prato è sparito: invece dei cani, giocano i cigni. Nel silenzio totale, si sente solo il loro sciaguattio. È tutto così irreale.
Più avanti non si può andare. Torniamo indietro, all'altra estremità di Arona.
Il piccolo molo è sommerso: oggi nessun innamorato vi sospira d'amore e nessun bambino si riconcorre sullo scivolo a lago. I battelli sostano in Navigazione in attesa di tempi migliori e le panchine giacciono coi piedi a mollo in completa solitudine. 

Auguro buon vento, uno di quelli forti e determinati, per far risplendere il sole e asciugare le piogge pesanti.

martedì 11 novembre 2014

Pillole di Lagoni di Mercurago

Ecco pronto un nuovo barattolo di pillole fragranti.
Ho fatto il pieno di emozioni, colori, profumi e suoni. Li ho mescolati assieme con un cucchiaio magico e poi li ho lasciati riposare in luogo fresco e al riparo dai raggi diretti del sole. Con un colpo di bacchetta sono entrati nello stampo e poi usciti sotto forma di pillole golose.
Senti anche tu la fragranza di foglie secche e dorate? E quella nota di muschio verde e vigoroso? Sul finale il vapore dalle nari equine... l'hai riconosciuto?

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Clicca per scaricare la scheda dei Lagoni di Mercurago in pillole


Per non perdere alcun aroma, chiudo bene il barattolo e lo ripongo sulla mensola accanto all'altro.
Prendine pure, se ne vuoi, ce n'è per tutti.

Buon vento!

venerdì 7 novembre 2014

I Lagoni di Mercurago

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Questo è un luogo fatato. Ci venivo spesso, quando abitavo qui vicino. Mi sedevo sulla panchina di legno e osservavo le acque del lagone brillare al sole. Lasciavo i pensieri in libertà e mi sentivo felice.
Sono sicura che tra i tronchi degli alberi e le foglie sui rami un unicorno e qualche folletto mi stessero osservando.
Un luogo magico che ha un nome lunghissimo, Parco naturale dei Lagoni di Mercurago. Si trova sulle colline moreniche alle spalle di Arona e occupa una vasta area verde - fatta di boschi, prati, pascoli, torbiere, stagni e paludi di origine glaciale. È come un reame a sé, dai confini verdi, adagiato sul territorio di molti comuni: per raggiungere un paese da un  altro, però, è impossibile attraversarlo, se non a piedi e prendendosi tutto il tempo necessario. Qui dentro la frenesia svanisce, perché si entra in un'altra dimensione.
È uno dei miei luoghi dell'anima e ogni volta tornarci è un po' come tornare a casa. Qui mi sento riconosciuta dagli alberi, coccolata dai profumi della natura, abbracciata dai colori in divenire.

Col sole alto e l'aria tiepida, domenica scorsa ci siamo regalati una passeggiata lungo il sentiero delle zone umide. Un percorso breve ma molto affascinante.
Siamo saliti al parco dall'entrata di Dormelletto - la mia preferita, perché la salita è lunga e sembra infinita e quando arrivo finalmente in piano, sono ripagata dalla bellissima vista: all'improvviso il paesaggio si apre sulla distesa verde di un grande prato e, poco più in là, sulla distesa liquida e multicolore del lagone.

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Che silenzio. Sembra un luogo sacro, qui non si può far altro che ammutolire e osservare: le scie degli uccelli sull'acqua, le onde morbide e rilassate, i colori del cielo rispecchiati sulla superficie, i canneti che ondeggiano quando qualche uccello prende il volo. Regala una pace e un senso di gioioso benessere, come mai da nessun'altra parte ho trovato. Facile trovare persone in piedi sul bordo del lagone, ferme con gli occhi persi nell'assoluta bellezza ed eternità di questo luogo.
Il Baldo, il marito e io non siamo stati da meno (il Baldo, forse, era meno colpito da tanto spettacolo e più interessato alle numerose informazioni olfattive di flora e fauna).
Dopo qualche minuto di contemplazione, abbiamo lasciato il lagone sulla nostra destra e imboccato il sentiero delle zone umide. Abbiamo incontrato... 

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... personaggi delle fiabe mimetizzati,
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piccoli draghi trasformati in rami secchi,
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tappeti di foglie dorate intessuti dalle fate,
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un ponticello di legno sul confine tra il regno fatato e il mondo dei cavalli.
E poi pascoli, galoppatoi, staccionate, un cavallo trasformato in pietra da un mago dispettoso, e là in fondo il cancello per tornare alle stalle, al caldo e al sicuro.

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Al di là degli steccati e delle siepi di ligustro e biancospino (necessari per tener lontano i folletti impertinenti), ancora echeggiano gli zoccoli dei cavalli di razza Dormello-Olgiata, famosi in tutto il mondo - hai presente Ribot? Sono stati allevati  dal Mago di Dormello, Federico Tesio, che all'inizio del Novecento ha scelto questi pascoli per l'aria umida, il terreno asciutto e una leggera pendenza che irrobustisce la muscolatura dei campioni.

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Il sentiero è circolare e sbuca davanti al lagone - siamo arrivati giusto in tempo per ammirare i colori del tramonto.
Una passeggiata breve, è durata circa un'ora e mezzo - ma qui il tempo è abituato a fermarsi, per millenni, cent'anni o anche solo una manciata di ore.

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giovedì 30 ottobre 2014

Itinerario in moto del lago Maggiore

Delle strade mi piacciono i nomi, soprattutto se sono evocativi: strada del Sempione, una statale che racchiude in sé l'immagine di un piccolo grande imperatore ottocentesco; strada di Santa Caterina, una provinciale che sfiora l'eremo medievale dedicato alla santa d'Egitto; strada del Castello d'Angera, una provinciale che scorre ai piedi della rocca e del castello dei Borromeo; strada del Verbano Orientale, una provinciale che in questo tratto disdegna il titolo di "sponda magra"; strada del Lago Maggiore, una statale che rivendica per sé tutto il lago.
Delle strade mi piacciono anche le sigle e i numeri. 
Per questo nell'itinerario ho inserito tutto: cifre, acronimi, nomi propri...

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https://drive.google.com/file/d/0Byc-zL8IrZ9JdlVlUjNhUFI5ZXM/view?usp=sharing

Se sei un motociclista della domenica come noi, spero che l'itinerario ti sia utile. Se vuoi proporre qualche variante o suggerire  una deviazione preziosa, son pronta con carta e penna per annotare tutto. E col naso all'insù per annusare il vento della prossima domenica.

Buon vento!

martedì 28 ottobre 2014

Murales

Nei martedì di sole scendo dalle colline, perché  ad Arona c'è il mercato. 
Alle spalle il parcheggio di piazzale Aldo Moro, pieno all'inverosimile di macchine luccicanti sotto il sole. Di fronte, dopo la strada, la pista ciclabile rossa. Oltre il muro il cantiere nautico della Navigazione del Lago Maggiore. Sul muro dei murales. 
Ce ne sono quattro, questo è il più bello: sembra una favola dipinta.

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I particolari si lasciano notare poco alla volta.
Sulle onde del lago, un ragazzino a cavalcioni di un grande pesce assonnato vola tra i cigni.

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Sono cigni magici: bagnati dall'acqua si trasformano in pesci rossi e spruzzano le loro squame piumate tutto intorno.

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Il grande pesce azzurro mi guarda dritto negli occhi. Ha sonno - è notte fonda -, ha fame, ha visto questo spettacolo di magia da ormai tanto tempo, da non esserne più impressionato. Vuole immergersi nelle acque e tornare a casa. Ma vuole bene al ragazzino e lo seguirà ovunque e sempre - finché potrà.
Il ragazzino vuol pescare tesori nascosti sul fondo del lago, dove le sirene ondeggiano e cantano soavi alla luna.
 
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Oppure è tutta un'altra storia.


giovedì 23 ottobre 2014

Il giro del lago Maggiore in moto: la tradizione continua

Un vento anomalo con manie da protagonista è passato di qua ieri mattina prestissimo. Ha sconquassato finestre e porte, travolto mobili da giardino, piante, mucchi di foglie, ha testato la solidità dei tetti, asciugato l'umidità del cielo, ridato vita ai colori e portato con sé un freddo intenso e pungente. Ha mandato all'aria progetti di viaggio e frustato le onde del lago. Si aggira ancora da queste parti, borbottando e strattonando con le sue dita ghiacciate, smanioso d'aver tutta l'attenzione su di sé.

All'improvviso l'autunno s'è fatto più vicino all'inverno, mentre solo pochi giorni fa era ancora dalle parti dell'estate.

Come domenica scorsa: il sole brilla alto, l'aria è calda e la gente si gode il tepore sulla pelle. La giornata ideale per un giro in moto, anzi: IL giro in moto.

In famiglia abbiamo una tradizione: a fine estate percorriamo in moto tutto il giro del lago Maggiore. Risaliamo la sponda magra fino alla Svizzera e poi dalla Svizzera scendiamo lungo la sponda grassa. Senza fermarci (se non per mangiare), senza escursioni, né deviazioni. È il nostro modo per salutare la grande acqua prima che arrivi il freddo.

Dalle colline del Vergante scendiamo verso il lago, passiamo per Dormelletto, ci inseriamo sulla Strada del Sempione e attraversiamo Castelletto Ticino. Una volta qui c'erano solo campi e boschi, ora al posto degli alberi e dei fiori spuntano centri commerciali, cinema multisala, ristoranti e luoghi di divertimento, che si fronteggiano da una parte all'altra della strada.

Il ponte sul Ticino, che unisce il Piemonte alla Lombardia, m'infonde sempre un senso d'orgoglio: se guardo a sinistra, vedo il lago Maggiore restringersi tra spiagge e canneti; se guardo a destra, vedo il fiume Ticino che scorre placido verso sud. Qui, su queste due sponde, circa duemila e cinquecento anni fa sorgeva un grande centro - quasi una città - a capo di un vastissimo territorio, abitato da gente intraprendente. Ogni volta che attraverso il ponte sul Ticino, mi sembra che le distanze temporali non abbiano più senso.

A Sesto Calende svoltiamo a destra, sfioriamo il lungofiume, passiamo sotto il ponte e percorriamo la Strada di Santa Caterina. Da qui il lago non si vede, ma si intuisce dai numerosi campeggi. Ci vengono incontro vecchie case di campagna ristrutturate, con un fascino tutto particolare. Raggiungiamo Angera e prendiamo la Strada del Castello di Angera, che scorre lungo la costa: il mercato sul lungolago, i prati verdi, l'imbarcadero, e poi le villette a strapiombo sull'acqua. La strada ci riporta all'interno e ci ricongiungiamo con la Strada di Santa Caterina. Attraversiamo la campagna varesotta, il lago sempre nascosto alla nostra sinistra. Oltrepassiamo la via che porta al monastero di Santa Caterina del Sasso (che dà il nome alla strada) e continuiamo, finché a un certo punto incontriamo case più signorili, con decorazioni dipinte e dalle forme dolci del primo Novecento. 

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Siamo arrivati in un piccolo golfo soleggiato e a Laveno, la nostra prima tappa. Parcheggiamo vicino all'imbarcadero e andiamo in cerca di un locale in cui pranzare: sul lungolago si susseguono bar, ristoranti e pizzerie - bisogna solo aver la fortuna di trovare un tavolo libero. Ci sediamo e guardiamo il paesaggio: dall'altra parte del lago, di fronte, s'intravedono le cave di granito e il paese di Baveno, un po' più a destra l'Isola Madre e il promontorio di Pallanza, ancora più su Intra, collegata a Laveno dal traghetto.

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Dopo pranzo, senza indugi, riprendiamo la strada. Il lago scintilla alla nostra sinistra, mentre attraversiamo gallerie e altri paesi. A volte la strada è bagnata da rivoli d'acqua, che scende in cascatelle dalle colline sulla nostra destra. Arriviamo a Luino, coi sui splendidi palazzi e il lungolago rifatto da poco in stile moderno. Non ci fermiamo, ma proseguiamo sulla Strada del Verbano Orientale, sempre più su, sempre più in alto, dove il lago si stringe e la sponda opposta sembra tanto vicina. Le colline hanno lasciato il posto alle montagne, il paesaggio si fa più chiuso e aspro. 

A Zenna c'è la dogana ed entriamo in territorio svizzero. Lo stesso lago, ma un altro mondo: i cartelli stradali sono simili ma diversi, i dossi in strada sono preceduti da una linea di triangoli bianchi (cosa troppo intelligente), le strade sono più lisce e anche le case cambiano. Accanto a vecchie case di paese ristrutturate, spuntano tantissime villette in stile sfacciatamente moderno, con colori sgargianti e dal gusto discutibile. Tutte hanno in comune l'uso di appuntare sui muri il proprio nome.

Il lago si allarga, si restringe e si allarga di nuovo. Mentre seguiamo le indicazioni per Locarno, quasi non ci accorgiamo che è diventato come un grande stagno, da cui spuntano alberi e canneti. Stiamo percorrendo una strada in mezzo alla pianura, attraversiamo un ponte e... là sotto c'è il Ticino! Più ristretto di quanto siamo abituati a vederlo dalle nostre parti, fa un certo effetto.

Quando raggiungiamo Locarno, ci fermiamo per scattare un paio di foto e sgranchirci le gambe. Sembra una cittadina di mare, con turisti di ogni età seduti sulle panchine e sulle gradinate del lungolago.

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Riprendiamo il viaggio, entriamo in autostrada e percorriamo una lunghissima galleria bollente. Sbuchiamo a Brissago e la prima cosa che vediamo sono le due isole lussureggianti tra lo scintillio dell'acqua. Da qui in poi la strada costeggia sempre il lago.

Rientrati in Italia, siamo sulla Strada del Lago Maggiore. Nei pressi di Cannobio si procede a senso alternato: le piogge fortissime di settimana scorsa hanno causato frane e allagamenti. Questa strada ci è amica, l'amiamo da sempre. Offre panorami bellissimi da una parte, case signorili e palazzi stupendi dall'altra. Cannobio, Cannero Riviera, Ghiffa, Verbania. Da Gravellona Toce continuiamo sulla Strada del Sempione: il golfo Borromeo con le sue isole gioiello, Baveno, Stresa, Belgirate, Lesa (qui ci fermiamo ad acquistare un sacchetto di caldarroste), Meina, Arona. Luoghi dell'anima - sono cresciuta con loro, li considero vecchi amici - non mi sazio mai di ammirarli.

Il profumo dolce e asprigno dell'osmanto si fonde con l'odore acre del legno bruciato. Ogni viaggio in moto è come un viaggio dei sensi. Sono tutta occhi, naso e corpo esposto al vento e ai movimenti dell'aria. Potessi scattare fotografie col solo battito delle ciglia, sarei felice. Potessi registrare i pensieri e le emozioni che sbocciano e fioriscono nella mia mente, lo sarei ancor di più.

Risaliamo sulle colline del Vergante, arriviamo a casa. Il cane ci corre incontro festoso. Ritiriamo la moto, ci togliamo caschi, guanti e giacche. Ma il sorriso soddisfatto continua a risplendere: la tradizione continua, nuovi ricordi si aggiungeranno ai vecchi.

giovedì 16 ottobre 2014

Pillole di lago Maggiore

Ci son giorni in cui lascio che sia la strada a portarmi dove vuole, inseguendo un'idea o un ricordo. Quelli sono i giorni della scoperta, da vivere con penna alla mano, occhi aperti e macchina fotografica pronta a cogliere gli scorci migliori. Quando torno a casa la sera, sparpaglio il bottino di parole e immagini sul tavolo e sorrido con un certo orgoglio.
Poi ci son giorni in cui raccolgo le informazioni, le ordino sul bordo del tavolo, suddivido, raggruppo, e poi rielaboro. Quelli sono i giorni dell'agire pignolo, in cui la sera sento nel cervello lo sciame impazzito di pensieri finalmente quieto e osservo quel che ho prodotto. Come questa piccola scheda, una sorta di barattolo per conservare pillole di lago Maggiore.

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Son pillole di curiosità, informazioni e numeri (c'è sempre chi adora i numeri!). Se vuoi riporre questo barattolo in dispensa, non hai che da salvarne l'immagine e stamparla: col tappo ben chiuso, le pillole non perderanno la loro freschezza.
Provale e, se vuoi, dimmi cosa ne pensi: ti piacciono i gusti o gradiresti altre pillole?

Buon assaggio e buon vento!

martedì 14 ottobre 2014

Domenica di pioggia

Esterno. Un giardino di collina percosso dalla pioggia, la luce scarseggia, solo il verde del prato risplende. Girando di centottanta gradi, dalle finestre con tende bianche della grande casa grigia filtra una luca gialla. Nessun movimento.

Piove: è domenica e piove.

Interno casa. Le giacche sono appese all'attaccapanni, i caschi ritirati nel mobile. Lui e lei, con gesti stanchi, hanno appena rinchiuso nel cassetto il progetto su due ruote che ormai da tre settimane tentano di realizzare. Nessun dubbio: oggi non è tempo per motociclisti della domenica.

Appoggiano la fronte alla finestra e scrutano il cielo. Appena la pioggia pare fermarsi e il grigiore rischiararsi un po', si rianimano (Non tutto è perduto, presto, infiliamo le scarpe, afferriamo il guinzaglio e corriamo a respirare un po' di aria fresca!).

Ma è tutta un'illusione, il tempo di aprire la porta di casa e già cade qualche goccia (Cosa sarà mai? Portiamo l'ombrello e via!). Le gocce si fanno più insistenti e appuntite (Mmm. Aspettiamo a togliere le scarpe, magari spiove...). Infine scroscia, come se qualcuno volesse a tutti i costi cancellare ogni titubanza: oggi non è tempo nemmeno per una passeggiata.

Peccato, pensa lei mentre riempie d'acqua il bollitore. L'acqua si scalda e piccole bollicine affiorano in superficie, come le immagini nitide e colorate che fanno capolino nella sua testa. Avremmo potuto fare una passeggiata...

... lungo la riva del lago ad Arona. Dalla vecchia darsena costeggiando i prati verdi fino al Lido, e poi, oltre al parcheggio, attraverso i giardini pubblici, il ponticello sull'imbarcadero, tutto il lungolago, fino alla piazza sovrastata dalla Rocca. E poi indietro lungo il corso e la strada dei palazzi con le loro vetrine multicolori.

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... alla Rocca di Arona. Prendendola larga, entrando attraverso il cancello in basso e risalendo pian piano verso il prato principale. Ammirare la vista dei tetti arancioni e del lago grigio dall'alto, fermarci per sorseggiare un aperitivo e far quattro carezze al cane. Poi ridiscendere per la via alta e curiosare tra le case e i giardini privati.

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... ai Lagoni di Mercurago. In mezzo ai boschi e ai resti archeologici delle antiche civiltà, per far correre il cane dietro a tracce selvatiche e per fondere il presente col passato (non è forse questa l'eternità?).

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... a Orta San Giulio. Un giro intero dalle banchine delle ville sul lago, il centro paese con i suoi vicoli e scorci seducenti, lungo la strada che costeggia palazzi signorili e le acque del lago d'Orta, fino a tornare al punto di partenza.

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Invece piove. Il tè è pronto. Lo versa nelle tazze belle e ne porge una al marito. Sorseggiano e si rilassano, ma l'espressione delusa non svanisce.  Nemmeno alla castagnata siam potuti andare, dice lei. Già, risponde lui. Il cane accucciato accanto al calorifero chiude gli occhi e si abbandona al sonno.


N.d.A. Ci vorrebbe un vento forte, coraggioso e determinato, che sospinga lontano queste nuvole grigie cariche di pioggia e ripulisca il cielo e l'animo.
Quindi ora più che mai, buon vento.

giovedì 2 ottobre 2014

Il lago Maggiore


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Scegliere quale storia raccontare per prima non è mai facile. Ci sono sempre tante cose da dire, molte sfumature da descrivere, piccoli ricordi che s'incrociano fra loro.

Ma, se chiudo gli occhi e penso al luogo che più di tutti rappresenta il mio modo di essere, non ho dubbi: inizio da lui,  il lago Maggiore, protagonista della mia quotidianità fin da quando ero piccola.

Per una serie di cause, mi sono ritrovata a vivere qui e quello spicchio di lago visibile da Arona, col suo profilo così caratteristico, è diventato per me più familiare del mio stesso profilo.
 
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Sono cresciuta nella parte bassa del lago, dove ondeggia libero dalle montagne e già con l'idea di diventare fiume - per raggiungere il mare lontano.

Il luccichio del sole sulle onde, l'odore a volte pungente e le sue forme colorate erano lo sfondo delle mie passeggiate di bimba e dei lunghi sospiri adolescenziali. È stato mio compagno di viaggio negli anni di scuola, attraverso le stagioni e i colori, le albe e i pomeriggi appena iniziati. E quando ho vissuto in città, ritornare ogni volta sulle sue sponde era rassicurante. Rivederlo dal finestrino del treno, nel punto in cui dal fondo si apre e divide le due rive, la piemontese e la lombarda, mi faceva sentire a casa.

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Oggi, che abito in collina, per raggiungerlo devo lasciare i boschi e percorrere qualche tornante.

Perché il lago non è solo acqua, ma anche colline e montagne, golfi e isole, valli assolate e giardini botanici.

È un lago prealpino e la sua storia è molto antica. Risale a dodici milioni di anni fa, quando il mar Mediterraneo si svuota e diventa un grande bacino asciutto, costellato qui e là di piccoli specchi d’acqua: i fiumi che prima sfociavano direttamente nel mare, ora devono scavare nella roccia per arrivare sul fondo del bacino (ecco perché il fondale del lago Maggiore si trova a quasi 180 m sotto l’attuale livello del mare!). Qualche milione di anni più tardi, durante l'era glaciale, le profonde valli scavate dai fiumi sono invase dai ghiacciai, che avanzano e si ritirano più volte, danno loro una nuova forma e innalzano uno sbarramento con i detriti trascinati a valle. Ed è così che le valli dei fiumi, chiuse dalle colline moreniche, si riempiono d’acqua e diventano laghi.

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Il lago è abitato da sempre, fin dai tempi in cui è l'umanità ad adattarsi alla natura - e non viceversa. Ha accolto sulle sue rive i primi agricoltori, artigiani, guerrieri e commercianti. Ha visto marciare soldati provenienti da vicino e lontano, conquistatori di ogni epoca, lingua e cultura. Ha osservato la costruzione di porti, muraglioni, castelli, chiese, palazzi, battelli, binari del treno, autostrade. 

Ricercato da tutti per l'importanza vitale della sua stessa essenza: l'acqua. 

Il lago, infatti, è una via d'acqua speciale che, percorsa in tutta la sua lunghezza, unisce i passi montani e i territori al di là delle Alpi con i fiumi Ticino e Po, i mari Adriatico, Ligure e Tirreno. È un ponte fra mondi e civiltà diverse, un tempo attraversato da tenaci mercanti sospinti dal vento della curiosità e della conoscenza. Ed è a loro che penso quando il lago è costellato di barche a vela, veloci macchie bianche su uno specchio blu.

Intanto i colori cambiano, le atmosfere si trasformano - da un giorno all'altro, da un'epoca all'altra - come in un grande caleidoscopio.  

aiquattroventi-lagomaggiore-tramonto

Buon vento!

giovedì 18 settembre 2014

Ai quattro venti

Il vento, fuori.
 Mi sento piena di vita.
Mi sento energia pura.
Se solo pensassi
- solo -
di staccare i piedi da terra
so che volerei via
sulla furia del vento
agitando le vite altrui,
mutando l'aspetto del mondo.
Anche solo per dispetto.
O per dar libera via
al turbine violento
chiuso dentro di me.


Cosa provi quando il vento soffia forte e canta una melodia straniera assieme alle foglie degli alberi e ai panni stesi ad asciugare?

Cosa senti quando ti accarezza la pelle con forza, ti accarezza e poi se ne va, tuffandosi per le strade o sopra uno specchio d'acqua o dentro le nuvole?

Io provo gioia e ogni volta spero di essere abbastanza piccola e leggera per afferrare la sua coda e tuffarmi nel mondo. Il profumo del vento m'ha sempre accompagnata, fin da bambina. La sua voce mi racconta di storie passate, mi sussurra di nuove avventure, mi fa sognare. Se chiudo gli occhi, mi lascio trasportare lontano e sorrido beata.

Questa volta vorrei essere io il vento, per farti conoscere i luoghi che mi sono entrati nell'anima. Esistono luoghi, infatti, che al primo sguardo si fanno amare: ognuno ha i suoi, ognuno rimane stregato da atmosfere e magnetismi diversi. Io prediligo quelli che sanno parlare e mi narrano la loro storia attraverso le acque e le pietre.

Vuoi lasciarti andare ai quattro venti assieme a me?
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