Visualizzazione post con etichetta turismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta turismo. Mostra tutti i post

giovedì 28 maggio 2020

Primavera 2020. In moto sul Lago Maggiore

Mentre ti scrivo piove, ma voglio raccontarti di due splendide giornate di sole, tra le prime in cui abbiamo potuto girare da una provincia all'altra, in moto insieme.

Una dozzina di giorni fa abbiamo lavato la moto, provato le giacche e siamo montati in sella. Era mattina e faceva ancora fresco. C'era il sole, c'era il vento e già pregustavo il nostro mini giro: sapevo esattamente come i raggi del sole avrebbero colpito le onde dei laghi, bagnandole di brillantini dorati.
  Non salivo in moto da almeno un anno. Non uscivo di casa per svago da almeno tre mesi ed ero un po' agitata. Ho infilato in tasca le chiavi di casa, i documenti, il telefono, la mascherina e via!

L'abbiamo presa larga: dal paese siamo scesi al lago d'Orta, per passare da Omegna, attraversare Gravellona Toce, svoltare verso Verbania e tornare indietro lungo il Lago Maggiore. Un giro classico, tranquillo, meravigliosamente blu e verde, luminoso di sole.

Le strade erano vuote, poche moto, pochissime automobili. Faceva impressione ed era bello al contempo: queste strade piene di villeggianti, turisti, escursionisti e gente del luogo, con rientri lunghi chilometri nelle ore di punta, puzzolenti di gas di scarico; queste strade erano tutte nostre.
  Gli alberghi maestosi chiusi, le saracinesche abbassate, i cancelli dorati sbarrati. I marciapiedi vuoti, i lungolaghi vuoti, poche persone ai pochi bar aperti. Era surreale, e nel silenzio umano spiccava una grande vivacità naturale.

Non sapevo più da che parte guardare: gli occhi si posavano in automatico nei miei punti di riferimento – quella villa, quell'ansa di lago, quel giardino –, scappavano sull'acqua, contavano le barche a vela, si perdevano nella bellezza pura.

Tra i cinque sensi, il più sensibile quando si viaggia in moto non è la vista, ma l'olfatto: il naso sente odori e profumi forti e vivi, gli occhi ne cercano l'origine nel paesaggio.
  I profumi dolci e inebrianti di gelsomino, di tiglio e di biancospino, l'odore denso e intenso di verde ubertoso, di sottobosco accaldato e di rive di lago. Come tornare finalmente a casa.

È stato un bellissimo giro, la cura perfetta per questi mesi di clausura. Mi ha riempito di forme, colori, aria fresca, profumi, un meraviglioso senso di libertà e speranza.

Dieci giorni dopo siamo di nuovo in sella: è festa e non c'è modo migliore per festeggiare. È pomeriggio inoltrato e fa caldo. C'è il sole, c'è un'aria caldissima e già pregusto calma, tranquillità e profumi intensi.
  Il giro è lo stesso, ma al contrario: scendiamo verso il Lago Maggiore e ritorniamo dal lago d'Orta.

Le strade sono piene, nella corsia opposta le automobili sono ferme in coda, le moto oltrepassano la linea bianca. Sul lago di nuovo i battelli, con le loro lunghe scie e i motori vibranti. I marciapiedi pieni di gente, i parcheggi ricolmi, i semafori affollati. Gente che mangia, che ride, che chiacchiera, seduti ai tavolini (affollati) dei bar, uscita dalle gelaterie con i loro trofei.
  Questa falsa normalità fa ancora più impressione del silenzio. È l'immagine vivente del braccio di ferro tra voglia di spensieratezza e buon senso – e non mi pare stia vincendo quest'ultimo.

Certo, qui si vive di turismo e per tre mesi le guide turistiche, gli accompagnatori turistici, le guide naturalistiche, gli operatori museali, le aziende di trasporti turistici, gli autisti a noleggio, i tassisti, gli scafisti, i ristoratori, i negozianti, gli albergatori, gli imprenditori extra alberghieri, le agenzie turistiche e di eventi non hanno lavorato. Quasi metà stagione è passata nel silenzio e nell'immobilità.

Ma quanto è meraviglioso sentire i profumi senza dover annusare i gas di scarico di flotte di automobili, autobus e battelli? E assaporare la bellezza di questi posti senza sgomitare e immergersi nella folla rumorosa? E trovare il giorno dopo le passeggiate pulite, senza sacchetti di rifiuti che trasbordano dai cestini urbani?

AiQuattroVenti primavera 2020 in moto tra Lago Maggiore e lago d'Orta


lunedì 14 ottobre 2019

Pro e contro delle casanze

Non tutte le vacanze sono vacanze. 
  L’ultima volta che siam partiti con cane, macchina e bagagli, pensavamo di andare in vacanza e ci siamo trovati in cacanza (= vacanza di *****): scale ripidissime, muratori alle finestre, olezzo di pesce (dalle cucine del ristorante al piano terra) e, dulcis in fundo, scarafaggi anche nei cassetti. Abbiamo rifatto i bagagli, salutato il mare, raccolto la bile e siamo tornati a casa: scale agevoli, finestre aperte, aria fresca e solo qualche zanzara. 
  Da quel giorno zero vacanze per noi, ma solo casanze (= vacanze a casa).

Le casanze, soprattutto per chi ha l’ufficio in casa come me, non sono entusiasmanti, né promettono grandi avventure. In compenso sono rilassanti e, proprio perché non generano aspettative, sanno regalare piacevoli sorprese.
  Ecco la formula segreta (e del tutto personale) per vivere bene le casanze:

1.    zero lavoro e zero impegni abituali (sei a casa, ma in vacanza);
2.   organizzazione q.b. (tanto per trovare ristoranti, negozi, musei aperti);
3.   nuove prospettive (sii turista a casa tua);
4.   mille e una coccola (mangia fuori, acquista dei ricordi, prendi il sole).

Noi siamo fortunati, perché viviamo in un luogo turistico, accogliente, ricco di bellezze, di luoghi e di iniziative da scoprire. Ma chiunque può assecondare la sorte (beffarda, cieca, cattiva) e godere dei vantaggi del rimanere a casa.   
  Perché i motivi per cui passare le vacanze a casa sono tanti: momentanea mancanza di salute, disorganizzazione, repulsione per i viaggi, traumi vacanzieri, desiderio sfrenato di quiete, esaurimento delle risorse economiche… 

  Naturalmente, come ogni medaglia ha due facce, così le casanze hanno i loro pro e contro.

AiQuattroVenti pro delle casanze

AiQuattroVenti contro delle casanze

Accogli le casanze quando non puoi farne a meno, assaporale per tutto quello che sapranno regalarti, dimentica chi sei (e dove vivi) e immergiti con tutta te stessa in queste non-avventure ricche di sorprese.

Buon vento

giovedì 25 luglio 2019

Come fanno i turisti a fare i turisti con questo caldo

È una di quelle settimane caldissime, in cui i vestiti prima s’incollano alla pelle e poi s’inzuppano di sudore. Piano, piano e inesorabilmente – anche a stare seduti in poltrona a scrivere.

Volevo raccontare una storia di fiori, nuvole grigie e panchine vista lago, ma il caldo bollente mi ottunde, distorce pensieri e parole, affatica ogni tentativo di concentrarmi. Allora lascio che le dita seguano il filo sottile che ingarbuglia la mia mente, e scrivo del caldo.

Mi chiedo: come fanno i turisti a fare i turisti? 
  Quando l’aria è umida e surriscaldata dai raggi solari, soffocante, del tutto ferma, come fanno i turisti a lasciare l’aria condizionata dell’albergo, degli autobus, dei ristoranti per avventurarsi tra le strade e le bellezze da visitare?
  Quando il cielo è celeste slavato, senza una nuvola, coperto di una patina spugnosa, come fanno i turisti in moto e in bicicletta a solcare l’asfalto vischioso?
  Come fanno a trovare la voglia e l’energia di lasciare il refrigerio dell’acqua di mare, lago o piscina, per seguire il programma di viaggio?
  Ce ne sarà almeno uno che sventola bandiera bianca (se ne ha le forze) e rinuncia a vedere, guardare, osservare, scoprire e meravigliarsi?

Oppure la magia della vacanza – quella cosa misteriosa che ti fa fare ciò che mai faresti nella vita di tutti i giorni – riesce a cancellare il disagio, il colpo di calore, la spossatezza e induce ad andare avanti, come se niente fosse?

Forse i turisti sono una specie diversa, più evoluta: capace di adattarsi a climi e situazioni estreme senza sentirne la reale portata né subirne le conseguenze. Indomiti attraversano le città, sciami di zanzare e moschini, visitano palazzi, giardini e musei, nelle ore più calde della giornata e nelle sere più afose di sempre.
  Un gelato, una granita, magari una birra fredda e un ventaglio: cosa sarà mai questo caldo?

Me lo chiedo perché, da autoctona di luoghi turistici, rimango chiusa in casa in cerca di conforto davanti al ventilatore, e tremo ogni volta che mi tocca uscire e respirare l’aria densa e bollente. Io accaldata, rossa, stravolta e loro, i turisti, sorridenti a passeggio nel caldo equatoriale di questa estate. Ma come fanno?

AiQuattroVenti come fanno i turisti a fare i turisti con questo caldo

giovedì 13 giugno 2019

Pro e contro dei piccoli musei

Mi piacciono i piccoli musei. Hai presente? Quelli che sbucano all’improvviso lungo una stradina del centro storico o poco più in là della chiesa patronale, con targhe levigate dalla pioggia e dal sole, con nomi che accendono la curiosità e promettono scoperte bizzarre. Ecco, proprio quelli!
  Qui da noi, sul Lago Maggiore e dintorni, ce ne sono a bizzeffe: ogni tanto ne scopro uno nuovo e lo aggiungo alla lista. Mi sono ripromessa di visitarli tutti, sarebbero un’ottima alternativa al solito divano-camino-libro delle fredde domeniche invernali e al mannaggia-piove delle vacanze. Ho iniziato con baldanza il PPM (Programma Piccoli Musei) e presto mi sono accorta di quanto sia meno facile da attuare di quanto pensassi.

  Mi piacciono i piccoli musei, perché raccontano storie uniche di luoghi e persone, ma a volte mi irritano: non si lasciano trovare, dimenticano di avvisare, si concedono col contagocce. Non tutti, ma tanti.
   I piccoli musei sono piccoli anche nelle risorse. La maggior parte sono musei civici gestiti direttamene dal Comune, alcuni sono dati in gestione ad aziende e associazioni culturali, altri fanno parte del circuito dell’Ecomuseo Cusius del lago d’Orta e del Mottarone. Poi ci sono le eccezioni: piccoli musei che diventano grandi, costruiscono reti tra di loro e si fanno conoscere con iniziative ed eventi che coinvolgono adulti e bambini durante l’anno; sono amati da chi li cura e, per questo, lasciano un ottimo ricordo in chi li esplora per la prima volta.

AiQuattroVenti piccoli musei pro-e-contro

AiQuattroVenti piccoli musei pro-e-contro

Sarebbe meraviglioso se i piccoli musei fossero attivi e vivaci per tutto l’anno, dessero l’opportunità a studenti e laureati in beni culturali di fare le loro prime ed entusiasmanti esperienze (pagate il giusto, ovviamente: la dignità sul lavoro vale anche per la cultura) e fossero pieni di visitatori curiosi e appassionati anche nelle fredde domeniche d’inverno.

Buon vento!

venerdì 11 agosto 2017

In moto: su per il passo della Colma e giù per la Cremosina

In archivio trovo questo ricordo. Risale all'inizio di giugno, a quei giorni di rientro "forzato" dalle vacanze al mare.

La prima cosa che sento è il profumo della pioggia che fu. Sa di terra ubertosa e di boschi che crescono rigogliosi.
Di boschi ne attraversiamo molti, qui su queste colline che separano il lago d'Orta dalla Valsesia: verdi, frondosi e freschi - perfetti per un giro in moto in un giorno caldo di fine primavera.

Non è ancora estate, ma fa caldo. Partiamo di mattina presto, quando l'aria è ancora fresca: torniamo a casa dopo giorni di passeggiate e abbiamo voglia di un bel giro in moto. La meta è un pretesto per salire in sella e sentirsi liberi: andiamo a Varallo Sesia, città della Valsesia, del primo Sacro Monte (realizzato nel Quattrocento) e di Gaudenzio Ferrari, l'artista che portò il Rinascimento nell'alto Piemonte da Roma.

aiquattroventi-valsesia-varallosesia

Ci sono due strade che uniscono il lago d'Orta alla Valsesia: il passo della Colma, che da Arola arriva a Civiasco e subito dopo a Varallo Sesia, e la Cremosina, che collega con dolcezza Pogno e Quarona. Due strade diverse che attraversano i boschi di tre province: Novara, Verbania e Vercelli, nell'alto Piemonte orientale.

Sulla carta le distanze sembrano lunghe, in moto invece tutto si fa più vicino e fluido.
La strada provinciale 88 della Colma: fatta di tornanti, pura gioia per i motociclisti, sale e scende tra pareti e picchi di roccia rivestiti di verde. Si trova in alto, in un punto più collinare - si sente e vede bene.
La strada provinciale 45 della Cremosina: un nastro che si dipana con dolcezza, curve morbide, lievi salite e lievi discese. Si trova in basso, in un punto più pianeggiante: Più veloce, più immediata, ma sempre ricca di particolari.

Un giro in moto ci voleva, uno di quelli che regalano pace e riordinano i sentimenti.

lunedì 6 marzo 2017

Colpo di scena nel mondo delle guide turistiche

Ti ricordi a che punto siamo rimasti con la storia delle guide turistiche italiane?
Riassumo brevemente: la legge 97/2013 dice che siamo guide turistiche nazionali, ma i decreti ministeriali 7 aprile 2015 e 11 dicembre 2015 dicono che senza specializzazione non possiamo guidare gruppi nella visita di tremilacentottantasette siti italiani di particolare interesse storico, artistico o archeologico.

Ordunque, mentre le regioni si avviavano a deliberare in merito ai nuovi requisiti necessari allo svolgimento della professione di guida turistica e al rilascio dell'abilitazione... BUM!
È successo: il TAR del Lazio con la sentenza n. 02831/2017 pubblicata il 24 febbraio annulla i suddetti decreti ministeriali, ripristina la piena validità della suddetta legge e fa decadere le delibere regionali.

Il principio di liberalizzazione europeo è salvaguardato: anche in Italia, libere guide in libero mercato.
Non esistono più le gilde, non esiste un albo professionale, non è mai esistita unità tra le guide turistiche.

Cara guida turistica, fattene una ragione: sii resiliente.

aiquattroventi-guidaturistica-nazionale


lunedì 27 febbraio 2017

Di grazia, come nasce il turismo?

Cartoline spruzzate di salsedine, souvenir abbandonati alla polvere, qualche diario di viaggio... Prenotazioni, suggerimenti, travel blog, riviste e trasmissioni televisive, itinerari, pacchetti di servizi tutto incluso... Studi di specialisti, di settore, tecnici, teorici, data base, statistiche... È questo ciò che mi viene in mente se penso al turismo: un gran giro di numeri, soldi, persone, desideri.

Ho sempre una domanda che mi si ripropone ogni volta che penso al turismo: di grazia, come nasce il turismo?

Secondo te, quando è iniziato il turismo? Con la globalizzazione o la diffusione del benessere? Con la Rivoluzione industriale o l'aristocratico Grand Tour?
E, sempre secondo te, dove è iniziato il turismo? In Europa o nelle Americhe? Al nord o al sud? A est o a ovest?

aiquattroventi-turismo-origini

Per rispondere, ti può essere utile un'altra domanda: se questi numeri, soldi, persone, desideri non fossero registrati e noi non li conoscessimo per filo e per segno, il turismo esisterebbe lo stesso?

Certo che sì. 
Che si distingua tra turisti ed escursionisti per motivi economici (meglio un turista di cinque escursionisti!), o tra turisti e viaggiatori sulla base dell'esperienza vissuta (forse basta l'intenzione a trasformare il turismo in viaggio e viceversa?), di sicuro c'è solo questo: il turismo è una pratica umana, un'attività organizzata che risponde ai bisogni delle persone.
La storia dell'umanità è lunghissima - se si contano le epoche delle preistoria, lo è ancor di più: riesci a immaginare da quanti anni siamo turisti su questa Terra?

Buon vento

giovedì 9 luglio 2015

Viaggio in Mediterraneo




Torna la rubrica per  chi cerca "qualcosa di più" con il libro Viaggio in Mediterraneo. Immagini, incontri, riflessioni di un velista curioso di Giorgio Daidola.

aiquattroventi-raccontidiviaggio-viaggioinmediterraneo-daidola

Inizio a leggerlo, pregustando il racconto del viaggio, degli incontri e delle scoperte, e non vedo l'ora di confrontare le emozioni di un viaggiatore di più mari con quelle di un viaggiatore di un unico mare! Dopo qualche pagina, però, temo di aver preso un abbaglio: non è quel che mi aspettavo.
Eppure c'erano tutte le premesse...

Conosco l'autore durante uno degli Incontri con gli Autori organizzato dalla Lega Navale Italiana di Arona. Inizia a parlare e mi porta in un mondo del tutto sconosciuto, che mai avrei potuto - anche solo lontanamente - immaginare: le avventure degli alpinisti marinai. Mari e montagne sono due esperienze molto intime e connesse, dice. E ci affascina con storie di marinai diventati velisti per necessità (Ernest Shackleton), di velisti dotati di tenacia e gran sensibilità (Isabelle Autissier), di alpinisti che non si rassegnano all'età e prendono la via del mare per salire su montagne più basse (Bill Tilman), di avvocati che diventano i primi velisti a fare il temibile passaggio est-ovest in Alaska (Cristina Rapisardi), di giovani che costruiscono una barca per rivivere l'avventura di un eroe (Gerard Janichon e Jerome Poncet), di biologi che partoriscono attraversando l'Antartico in slitta (Sally Poncet), di guide alpine che attraversano paesi ghiacciati sugli sci (Bertrand Dubois), di spedizioni mare-montagna nei fiordi norvegesi (Jean Luois Etiennne), di crociere scialpinistiche... Racconti appassionati ed emozionanti, come quando ricorda del suo viaggio in barca a vela per raggiungere Stromboli e poi delle sue discese sulla lava della Sciara del Fuoco!

Insomma, apro le pagine del libro immaginando di trovarmi avvinta in un racconto di viaggio, in cui l'autore apre il suo cuore e offre le sue emozioni ai lettori. Invece mi ritrovo a seguire il resoconto di una lunga vacanza, durata cinque anni, tra le isole e le coste del Mediterraneo orientale.
Leggendolo, infatti, il libro mi sembra una sorta di guida turistica per velisti: mentre racconta i luoghi visitati e le persone incontrate durante la sua crociera, fornisce (tante) informazioni, valutazioni personali e consigli  su marina, porti, attracchi, procedure, ristoranti, locali, personale a cui rivolgersi per il mantenimento e la cura della barca. Ma io non sono una velista e queste cose mi interessano poco: io cerco l'emozione che insegna!

Alla fine del libro, mi rendo conto di dover affinare le mie doti di archeologa e scavare tra le righe e le parole. Per trovare qualcosa su cui meditare.

Non è un portolano, ma il libro di un marinaio di terra che cerca la terra, il rapporto con la natura e la gente, dice presentandosi quella sera.
Ed è così: l'amore per la natura è palpabile. Con poche parole sa descrivere la sensazione di vitalità, curiosità e felicità di fronte alla bellezza dei paesaggi incontaminati. Il contatto con la natura più pura riesce a calmare il suo bisogno incessante di fuggire. E l'incontro con persone eccezionali, capaci di trasmettere insegnamenti importanti, dà senso al suo vagabondare.
Perché l'autore lo dice chiaramente: insegue la lentezza di vivere concedendosi avventurose fughe "a tempo" dalla vita di tutti i giorni. Ma queste fughe sono anche la causa dei ritmi ossessivi della vita di tutti i giorni: come un cane che si morde la coda.
Quest'ansia si coglie spesso: quando descrive la continua corsa contro il tempo per prenotare aerei, treni e posti barche in date ben precise; quando esprime il suo rammarico per non potersi fermare più a lungo in un posto perché esiste una tabella di marcia; quando paragona la stressante programmazione dei periodi di lavoro e di fuga come vivere su un asse di equilibrio.

C'è un fatto, che più di tutti mi colpisce: l'autore non viaggia solo. Confessa, infatti, che stare da solo e intraprendere un viaggio in solitaria non gli è mai piaciuto.
Sono stupita e fatico a comprendere: per me viaggiare davvero significa solitudine, per poter accogliere dentro di me il mondo là fuori senza filtri. Per osservare, meditare, emozionarmi, imparare, crescere. Quando sono in compagnia di qualcuno, mi godo la sua presenza. Ma non sono in grado di far bene entrambe le cose contemporaneamente.
Ritrovo il mio pensiero espresso da una delle persone che l'autore ha incontrato nel suo viaggio: "Finché non lo fai non puoi capire cosa significa stare da solo, cosa ti dà. E cioè molto. Ritengo sia un'esperienza essenziale per capire la vita e gli altri. Vedi, questa sera io sono qui con te e sto benissimo, proprio perché grazie alla mia solitudine posso aprirmi al mondo."

Ecco quel che mi lascia questo libro: non tutti i viaggi sono uguali, perché non tutte le persone sono uguali. C'è chi viaggia per conoscere il mondo e se stesso, c'è chi viaggia per ampliare i propri orizzonti e non smettere mai di imparare. C'è chi viaggia perché sospinto dalla zugunruhe, c'è chi viaggia per conoscere il proprio posto nel mondo. Per alcuni, invece, il viaggio è una cura contro l'ansia del viver quotidiano; una cura a tempo deteminato, però, che non avrà mai fine e non darà sollievo.

aiquattroventi-raccontidiviaggio-viaggioinmediterraneo

Al di là delle opinioni personali, delle informazioni tecniche, dei consigli pratici. Al di là delle interviste ai personaggi, delle fotografie, del resoconto di viaggio. Al di là delle considerazioni sugli equipaggi, dei ricordi di gioventù, dell'amore per la terra.
Al di là di tutto ciò: ci sono i viaggiatori e ci sono i fuggitivi.
I viaggiatori assaporano, i fuggitivi inseguono; i viaggiatori si riempiono, i fuggitivi si svuotano; i viaggiatori amano la solitudine, i fuggitivi la temono; i viaggiatori trovano pace, i fuggitivi non la troveranno mai.
Anche questo libro mi dona qualcosa di grande su cui meditare.

Buon vento.
 

giovedì 2 luglio 2015

Itinerario del Lago d'Orta in moto

Non puoi immaginare che soddisfazione sia per me poter condividere questa scheda! L'itinerario del giro del Lago d'Orta, da un capo all'altro*, in moto. Ah!
Perché, mentre ripeto i nomi delle strade, mi rivedo in sella e mi gusto, di nuovo, il viaggio.
Dietro la selva di sigle, infatti si nascondono le strade provinciali con i loro nomi: lunghi e come sempre molto evocativi. Alcuni sono semplici e pratici, eppure trasportano in un mondo di paesi, ognuno con la propria storia e i propri orgogli: la Gozzano-Oleggio Castello, quella di Briga Novarese, la Briga-Gozzano, quella di Gargallo e Soriso, la Pogno-Alzo, quella di Bolzano Novarese. Buffi, vero?
Altri, invece, evocano paesaggi, sciabordii, pascoli, colline e fiori: la strada del Lago d'Orta (sotto il sole, di fianco all'onda blu-verde del Cusio), la strada occidentale del Lago d'Orta (più ombrosa, fresca e nascosta), la strada della Cremosina (lungo il passo che attraversa la zona montana e collega le vallate dei torrenti Sesia, Agogna e dei tributari del Cusio alla Valsesia). Strade che riempiono gli occhi e rimangono impresse.

aiquattroventi-itinerario-moto-lagodorta
Clicca per scaricare l'itinerario!

Nella scheda trovi:
  • la carta stradale con le tappe evidenziate in rosa e le frecce che indicano la direzione del percorso
  • le informazioni sull'itinerario (partenza e arrivo, lunghezza, durata, velocità media, difficoltà)
  • le informazioni generali (in quale regione e provincia si svolge, quando è meglio andare, con quali moto, per quale motivo percorrerlo)
  • la road book con l'indicazione delle località (partenza, tappe, arrivo), della distanza e del tempo necessari per raggiungerle, delle strade da percorrere.
* Descrivo solo l'itinerario del giro del Lago d'Orta e non il "bonus" verso il Lago Maggiore: quello lo lascio per il prossimo giro in moto!

Buon vento

lunedì 29 giugno 2015

Il giro del Lago d'Orta in moto

E poi, finalmente, arriva il Giorno della Moto. Il sole è alto e caldo, il cielo terso e ravvivato da un venticello piacevole, la moto è pronta: si parte! Destinazione: giro del Lago d'Orta.
Un giro breve, tanto per rodare i muscoli e lasciarsi tutto alle spalle - anche solo per un paio d'ore. Esiste anche un programma: una paio di soste lungo la strada per scattare qualche fotografia ai muri dipinti, una pausa gelato rinfrescante, un rientro tranquillo a casa con gli occhi ancora pieni di blu e di verde.
Però... Però per noi la moto non è un mero mezzo di trasporto, un motore su due ruote per arrivare in un posto e poi tornare: per noi la moto è il viaggio. Quando si sale in sella vien difficile fermarsi, vogliamo più profumi, più strada, più colori, più vento sul corpo!
Perciò mettiamo il programma in tasca e ce ne dimentichiamo: sarà per il prossimo giro.

È un viaggio fatto di continue discese e salite, curve, tornanti e qualche rettilineo. La strada che gira attorno al lago ne segue l'andamento: ci porta su strampiombi, versanti di colline, ponti che uniscono le sponde di torrenti, prati estesi, tra boschi di latifoglie e boschi di pini, in mezzo alla natura, e subito dopo una curva nel centro di paesi turistici, accanto al luccichio blu scuro del lago e lontano da lui.
La felicità scorre nelle mie vene come il vento sui nostri caschi.

aiquattroventi-lagodorta-panorama
aiquattroventi-isoladisangiulio

Dal Vergante scendiamo verso Gozzano, per poi salire sulle colline di Pogno: il paese dei muri dipinti è la nostra prima tappa. Ma non ci fermiamo, c'è una festa che riempe la piazza e ci passa la poesia: muri dipinti, ci vediamo la prossima volta!
Riprendiamo la strada che scende verso San Maurizio d'Opaglio e proseguiamo sulla Strada Occidentale del Lago d'Orta, che prosegue sulle colline verso Omegna, a nord. Questo è il cuore del distretto industriale del rubinetto: grandi edifici moderni, con giardini curati e ingressi sontuosi, belle case moderne dai colori vivaci - c'è aria di operosità, di benessere e di una tradizione artigiana trasformatasi in produzione d'eccellenza, famosa in tutto il mondo. Ma ci sono anche capannoni dismessi e cartelli "affittasi" appesi storti in un angolo della cancellata.
La strada sale, il lago si nasconde alla vista, ma quando arriviamo ad Alzo di Pella rimaniamo abbagliati dal paesaggio - come una finestra che, dalla piazza principale, si apre sul mondo. Ci fermiamo per ammirare il panorama e scattare qualche fotografia, e fatichiamo a staccare gli occhi da questa immensità blu bordata di boschi. Siamo quasi nel centro della sponda occidentale del Lago d'Orta, a sinistra scorgiamo la punta settentrionale con Omegna; a destra la Torre di Buccione alta sopra il golfo di Gozzano; di fronte si staglia l'Isola di San Giulio e nasconde in parte il paese di Orta.
Riprendiamo la strada in collina - le case signorili con una bellezza d'altri tempi s'alternano a case rustiche di pietra e legno a vista, un paese dopo l'altro - e in poco tempo arriviamo a Omegna, dove il lago finisce e il torrente Nigoglia raccoglie le acque portandole verso nord e sembra che scorra al contrario. Che posti magici, questi. 
Da qui ritorniamo indietro lungo la costa orientale, sulla Strada del Lago d'Orta, un nastro sinuoso affacciato sulle onde, tra orde di bagnanti ignudi e gruppetti di vecchie amiche col golfino appoggiato sulle spalle. Quando avvistiamo il minareto di Villa Crespi, svoltiamo verso il centro di Orta San Giulio e ci concediamo una pausa rigenerante a base di gelato: sotto una pergola di uva americana, assieme ad altri motociclisti e a famiglie in gita.

Il giro del Lago d'Orta è completo, ma noi vogliamo di più: salire e scendere le colline per raggiungere il Lago Maggiore. Quindi, via!, verso la frazione di Legro - un altro meraviglioso paese dai muri dipinti, dove incontriamo un pastore con due caprette (bellissime!) -, Armeno, Miasino, sfioriamo le falde del Mottarone, Gignese e infine Stresa. La strada si chiama Due Riviere e nasconde paesaggi che riempiono gli occhi di luce e le narici di profumi indimenticabili: boschi ombrosi, freschi e umidi, prati gialli costellati di piccole balle di fieno, aree attrezzate per il picnic presso torrenti dai nomi curiosi, una pista da motocross, case di pietra con balconi di legno, cascine abbandonate sul ciglio della strada, gruppi di case che diventano paese, legna che arde (stasera grigliata!), l'odore pungente degli aghi di pino, ristoranti, alberghi, bar con ombrelloni colorati, ville signorili di ogni epoca, e poi il lago.
Ci avvolge in un abbraccio d'aria calda, pesante e umida, e ci segue lungo la strada del ritorno, verso Arona e poi su fino alle colline del Vergante, dove ci aspetta il Baldo per una passeggiata serale. Ciao odore pungente di lago, ciao bellissime ortensie variopinte, ciao ville centenarie della Sponda Grassa, ciao vele bianche sull'acqua!

Buon vento a tutti i motociclisti della domenica

giovedì 30 ottobre 2014

Itinerario in moto del lago Maggiore

Delle strade mi piacciono i nomi, soprattutto se sono evocativi: strada del Sempione, una statale che racchiude in sé l'immagine di un piccolo grande imperatore ottocentesco; strada di Santa Caterina, una provinciale che sfiora l'eremo medievale dedicato alla santa d'Egitto; strada del Castello d'Angera, una provinciale che scorre ai piedi della rocca e del castello dei Borromeo; strada del Verbano Orientale, una provinciale che in questo tratto disdegna il titolo di "sponda magra"; strada del Lago Maggiore, una statale che rivendica per sé tutto il lago.
Delle strade mi piacciono anche le sigle e i numeri. 
Per questo nell'itinerario ho inserito tutto: cifre, acronimi, nomi propri...

Ai Quattro Venti - itinerario in moto - Il giro del Lago Maggiore

Se sei un motociclista della domenica come noi, spero che l'itinerario ti sia utile. Se vuoi proporre qualche variante o suggerire  una deviazione preziosa, son pronta con carta e penna per annotare tutto. E col naso all'insù per annusare il vento della prossima domenica.

Buon vento!

Ai Quattro Venti - itinerario in moto - Il giro del Lago Maggiore - scaricabile

giovedì 23 ottobre 2014

Il giro del lago Maggiore in moto: la tradizione continua

Un vento anomalo con manie da protagonista è passato di qua ieri mattina prestissimo. Ha sconquassato finestre e porte, travolto mobili da giardino, piante, mucchi di foglie, ha testato la solidità dei tetti, asciugato l'umidità del cielo, ridato vita ai colori e portato con sé un freddo intenso e pungente. Ha mandato all'aria progetti di viaggio e frustato le onde del lago. Si aggira ancora da queste parti, borbottando e strattonando con le sue dita ghiacciate, smanioso d'aver tutta l'attenzione su di sé.

All'improvviso l'autunno s'è fatto più vicino all'inverno, mentre solo pochi giorni fa era ancora dalle parti dell'estate.

Come domenica scorsa: il sole brilla alto, l'aria è calda e la gente si gode il tepore sulla pelle. La giornata ideale per un giro in moto, anzi: IL giro in moto.

In famiglia abbiamo una tradizione: a fine estate percorriamo in moto tutto il giro del lago Maggiore. Risaliamo la sponda magra fino alla Svizzera e poi dalla Svizzera scendiamo lungo la sponda grassa. Senza fermarci (se non per mangiare), senza escursioni, né deviazioni. È il nostro modo per salutare la grande acqua prima che arrivi il freddo.

Dalle colline del Vergante scendiamo verso il lago, passiamo per Dormelletto, ci inseriamo sulla Strada del Sempione e attraversiamo Castelletto Ticino. Una volta qui c'erano solo campi e boschi, ora al posto degli alberi e dei fiori spuntano centri commerciali, cinema multisala, ristoranti e luoghi di divertimento, che si fronteggiano da una parte all'altra della strada.

Il ponte sul Ticino, che unisce il Piemonte alla Lombardia, m'infonde sempre un senso d'orgoglio: se guardo a sinistra, vedo il lago Maggiore restringersi tra spiagge e canneti; se guardo a destra, vedo il fiume Ticino che scorre placido verso sud. Qui, su queste due sponde, circa duemila e cinquecento anni fa sorgeva un grande centro - quasi una città - a capo di un vastissimo territorio, abitato da gente intraprendente. Ogni volta che attraverso il ponte sul Ticino, mi sembra che le distanze temporali non abbiano più senso.

A Sesto Calende svoltiamo a destra, sfioriamo il lungofiume, passiamo sotto il ponte e percorriamo la Strada di Santa Caterina. Da qui il lago non si vede, ma si intuisce dai numerosi campeggi. Ci vengono incontro vecchie case di campagna ristrutturate, con un fascino tutto particolare. Raggiungiamo Angera e prendiamo la Strada del Castello di Angera, che scorre lungo la costa: il mercato sul lungolago, i prati verdi, l'imbarcadero, e poi le villette a strapiombo sull'acqua. La strada ci riporta all'interno e ci ricongiungiamo con la Strada di Santa Caterina. Attraversiamo la campagna varesotta, il lago sempre nascosto alla nostra sinistra. Oltrepassiamo la via che porta al monastero di Santa Caterina del Sasso (che dà il nome alla strada) e continuiamo, finché a un certo punto incontriamo case più signorili, con decorazioni dipinte e dalle forme dolci del primo Novecento. 

aiquattroventi-moto-lavenoimbarcadero

Siamo arrivati in un piccolo golfo soleggiato e a Laveno, la nostra prima tappa. Parcheggiamo vicino all'imbarcadero e andiamo in cerca di un locale in cui pranzare: sul lungolago si susseguono bar, ristoranti e pizzerie - bisogna solo aver la fortuna di trovare un tavolo libero. Ci sediamo e guardiamo il paesaggio: dall'altra parte del lago, di fronte, s'intravedono le cave di granito e il paese di Baveno, un po' più a destra l'Isola Madre e il promontorio di Pallanza, ancora più su Intra, collegata a Laveno dal traghetto.

aiquattroventi-moto-lavenolago

Dopo pranzo, senza indugi, riprendiamo la strada. Il lago scintilla alla nostra sinistra, mentre attraversiamo gallerie e altri paesi. A volte la strada è bagnata da rivoli d'acqua, che scende in cascatelle dalle colline sulla nostra destra. Arriviamo a Luino, coi sui splendidi palazzi e il lungolago rifatto da poco in stile moderno. Non ci fermiamo, ma proseguiamo sulla Strada del Verbano Orientale, sempre più su, sempre più in alto, dove il lago si stringe e la sponda opposta sembra tanto vicina. Le colline hanno lasciato il posto alle montagne, il paesaggio si fa più chiuso e aspro. 

A Zenna c'è la dogana ed entriamo in territorio svizzero. Lo stesso lago, ma un altro mondo: i cartelli stradali sono simili ma diversi, i dossi in strada sono preceduti da una linea di triangoli bianchi (cosa troppo intelligente), le strade sono più lisce e anche le case cambiano. Accanto a vecchie case di paese ristrutturate, spuntano tantissime villette in stile sfacciatamente moderno, con colori sgargianti e dal gusto discutibile. Tutte hanno in comune l'uso di appuntare sui muri il proprio nome.

Il lago si allarga, si restringe e si allarga di nuovo. Mentre seguiamo le indicazioni per Locarno, quasi non ci accorgiamo che è diventato come un grande stagno, da cui spuntano alberi e canneti. Stiamo percorrendo una strada in mezzo alla pianura, attraversiamo un ponte e... là sotto c'è il Ticino! Più ristretto di quanto siamo abituati a vederlo dalle nostre parti, fa un certo effetto.

Quando raggiungiamo Locarno, ci fermiamo per scattare un paio di foto e sgranchirci le gambe. Sembra una cittadina di mare, con turisti di ogni età seduti sulle panchine e sulle gradinate del lungolago.

aiquattroventi-moto-locarno

Riprendiamo il viaggio, entriamo in autostrada e percorriamo una lunghissima galleria bollente. Sbuchiamo a Brissago e la prima cosa che vediamo sono le due isole lussureggianti tra lo scintillio dell'acqua. Da qui in poi la strada costeggia sempre il lago.

Rientrati in Italia, siamo sulla Strada del Lago Maggiore. Nei pressi di Cannobio si procede a senso alternato: le piogge fortissime di settimana scorsa hanno causato frane e allagamenti. Questa strada ci è amica, l'amiamo da sempre. Offre panorami bellissimi da una parte, case signorili e palazzi stupendi dall'altra. Cannobio, Cannero Riviera, Ghiffa, Verbania. Da Gravellona Toce continuiamo sulla Strada del Sempione: il golfo Borromeo con le sue isole gioiello, Baveno, Stresa, Belgirate, Lesa (qui ci fermiamo ad acquistare un sacchetto di caldarroste), Meina, Arona. Luoghi dell'anima - sono cresciuta con loro, li considero vecchi amici - non mi sazio mai di ammirarli.

Il profumo dolce e asprigno dell'osmanto si fonde con l'odore acre del legno bruciato. Ogni viaggio in moto è come un viaggio dei sensi. Sono tutta occhi, naso e corpo esposto al vento e ai movimenti dell'aria. Potessi scattare fotografie col solo battito delle ciglia, sarei felice. Potessi registrare i pensieri e le emozioni che sbocciano e fioriscono nella mia mente, lo sarei ancor di più.

Risaliamo sulle colline del Vergante, arriviamo a casa. Il cane ci corre incontro festoso. Ritiriamo la moto, ci togliamo caschi, guanti e giacche. Ma il sorriso soddisfatto continua a risplendere: la tradizione continua, nuovi ricordi si aggiungeranno ai vecchi.

giovedì 16 ottobre 2014

Pillole di lago Maggiore

Ci son giorni in cui lascio che sia la strada a portarmi dove vuole, inseguendo un'idea o un ricordo. Quelli sono i giorni della scoperta, da vivere con penna alla mano, occhi aperti e macchina fotografica pronta a cogliere gli scorci migliori. Quando torno a casa la sera, sparpaglio il bottino di parole e immagini sul tavolo e sorrido con un certo orgoglio.
Poi ci son giorni in cui raccolgo le informazioni, le ordino sul bordo del tavolo, suddivido, raggruppo, e poi rielaboro. Quelli sono i giorni dell'agire pignolo, in cui la sera sento nel cervello lo sciame impazzito di pensieri finalmente quieto e osservo quel che ho prodotto. Come questa piccola scheda, una sorta di barattolo per conservare pillole di lago Maggiore.

aiquattroventi-lagomaggiore-inpillole

Son pillole di curiosità, informazioni e numeri (c'è sempre chi adora i numeri!). Se vuoi riporre questo barattolo in dispensa, non hai che da salvarne l'immagine e stamparla: col tappo ben chiuso, le pillole non perderanno la loro freschezza.
Provale e, se vuoi, dimmi cosa ne pensi: ti piacciono i gusti o gradiresti altre pillole?

Buon assaggio e buon vento!

giovedì 2 ottobre 2014

Il lago Maggiore


aiquattroventi-lagomaggiore-partebassa

Scegliere quale storia raccontare per prima non è mai facile. Ci sono sempre tante cose da dire, molte sfumature da descrivere, piccoli ricordi che s'incrociano fra loro.

Ma, se chiudo gli occhi e penso al luogo che più di tutti rappresenta il mio modo di essere, non ho dubbi: inizio da lui,  il lago Maggiore, protagonista della mia quotidianità fin da quando ero piccola.

Per una serie di cause, mi sono ritrovata a vivere qui e quello spicchio di lago visibile da Arona, col suo profilo così caratteristico, è diventato per me più familiare del mio stesso profilo.
 
aiquattroventi-lagomaggiore-arona

Sono cresciuta nella parte bassa del lago, dove ondeggia libero dalle montagne e già con l'idea di diventare fiume - per raggiungere il mare lontano.

Il luccichio del sole sulle onde, l'odore a volte pungente e le sue forme colorate erano lo sfondo delle mie passeggiate di bimba e dei lunghi sospiri adolescenziali. È stato mio compagno di viaggio negli anni di scuola, attraverso le stagioni e i colori, le albe e i pomeriggi appena iniziati. E quando ho vissuto in città, ritornare ogni volta sulle sue sponde era rassicurante. Rivederlo dal finestrino del treno, nel punto in cui dal fondo si apre e divide le due rive, la piemontese e la lombarda, mi faceva sentire a casa.

aiquattroventi-lagomaggiore-angera

Oggi, che abito in collina, per raggiungerlo devo lasciare i boschi e percorrere qualche tornante.

Perché il lago non è solo acqua, ma anche colline e montagne, golfi e isole, valli assolate e giardini botanici.

È un lago prealpino e la sua storia è molto antica. Risale a dodici milioni di anni fa, quando il mar Mediterraneo si svuota e diventa un grande bacino asciutto, costellato qui e là di piccoli specchi d’acqua: i fiumi che prima sfociavano direttamente nel mare, ora devono scavare nella roccia per arrivare sul fondo del bacino (ecco perché il fondale del lago Maggiore si trova a quasi 180 m sotto l’attuale livello del mare!). Qualche milione di anni più tardi, durante l'era glaciale, le profonde valli scavate dai fiumi sono invase dai ghiacciai, che avanzano e si ritirano più volte, danno loro una nuova forma e innalzano uno sbarramento con i detriti trascinati a valle. Ed è così che le valli dei fiumi, chiuse dalle colline moreniche, si riempiono d’acqua e diventano laghi.

aiquattroventi-lagomaggiore-barca

Il lago è abitato da sempre, fin dai tempi in cui è l'umanità ad adattarsi alla natura - e non viceversa. Ha accolto sulle sue rive i primi agricoltori, artigiani, guerrieri e commercianti. Ha visto marciare soldati provenienti da vicino e lontano, conquistatori di ogni epoca, lingua e cultura. Ha osservato la costruzione di porti, muraglioni, castelli, chiese, palazzi, battelli, binari del treno, autostrade. 

Ricercato da tutti per l'importanza vitale della sua stessa essenza: l'acqua. 

Il lago, infatti, è una via d'acqua speciale che, percorsa in tutta la sua lunghezza, unisce i passi montani e i territori al di là delle Alpi con i fiumi Ticino e Po, i mari Adriatico, Ligure e Tirreno. È un ponte fra mondi e civiltà diverse, un tempo attraversato da tenaci mercanti sospinti dal vento della curiosità e della conoscenza. Ed è a loro che penso quando il lago è costellato di barche a vela, veloci macchie bianche su uno specchio blu.

Intanto i colori cambiano, le atmosfere si trasformano - da un giorno all'altro, da un'epoca all'altra - come in un grande caleidoscopio.  

aiquattroventi-lagomaggiore-tramonto

Buon vento!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...